«Urge definire un concetto di esoterismo che delinei non solo le continuità ma anche le dinamiche e i processi di formazione delle identità. Un tale concetto deve includere il transfert discorsivo tra le singole aree della cultura europea, soprattutto tra la religione, le scienze naturali, la filosofia, la letteratura e l’arte. Poiché cerchiamo di elaborare uno strumento analitico, occorre sottolineare fin da principio che l’«esoterismo» non esiste in quanto oggetto ma solo nella mente degli studiosi che classificano gli oggetti in base a criteri che a loro stessi paiono significativi, al fine di analizzare i processi della storia culturale europea. In altri termini: le definizioni sono strumenti ermeneutici e come tali privi di un valore assoluto. Quindi è meglio parlare di esoterico piuttosto che di esoterismo».
Kocku von Stuckrad, professore di storia delle religioni presso l’Università di Groninga, Olanda. Si interessa di storia della filosofia e tradizioni esoteriche nella storia del pensiero europeo.
(23 settembre 2016)







«Il senso di Dio, inteso come percezione della rilevanza vitale della sua presenza e della sua assenza, resta esterno allo scenario culturale contemporaneo. In confronto appare molto più presente la questione delle conseguenze insite nel comportamento collettivo degli aderenti alle religioni. All’orizzonte si profilano ancora, dopo tanti tragici conflitti, soltanto tradizioni che continuano a non sapersi incontrare intanto perché mancano di una speranza e di una responsabilità corale».

«Papa Francesco è come il primo papa Pietro. Parla e testimonia in nome di Gesù Cristo, non tanto della Chiesa». Una piccola differenza che, come spesso accade, cambia il senso di tutto: e restituisce al messaggio la freschezza della novella (prima e al di là della complicatezza della teologia); facendo del papa non più uno che aspetti che i popoli passino per la porta della Chiesa (al di là della quale non v’è salvezza, si era soliti ripetere ancora non molto tempo fa), ma - al contrario - colui che insegue le genti più diverse, ciascuna bisognosa, a modo suo, della Parola di Dio. Papa Francesco lo pensa, lo dice, lo fa: uno dei tanti esempi è la visita al pastore pentecostale della Chiesa della Riconciliazione, avvenuta a Caserta il 28 luglio del 2014: testimonianza di un’amicizia che sa andare oltre le convenienze e la burocrazia, e di un ecumenismo che intende nutrirsi di gesti concreti più che di sofisticate (ancorché indispensabili) elaborazioni teoriche. Cosa ha detto il papa in quell’occasione? Tante cose; ma forse, nell’essenza, ci ha ricordato che l’ultima parola sulla fede non ce l’ha né il dogma né il libro, ma la coscienza...






