Filosofia e Noir

Dopo Dostoevskij e Tolstoj, il noir rappresenta l’unica grande letteratura morale della nostra epoca.
Jean-Patrick Manchette

  • L'intransigenza

    Il primo dei "Gialli del Dio perverso"

  • La verità cammina con noi

    Introduzione al pensiero di Maurice Bellet

  • Le cose si toccano

    Raimon Panikkar e le scienze moderne

  • Paolo Calabrò

    È appena uscito in libreria C'è un sole che si muore, a cura di Diana Lama e Paolo Calabrò

    Undici racconti napoletani, gialli e neri, con il marchio di qualità dell'associazione di scrittori NapoliNoir

    Ultimi post pubblicati

    lunedì 29 maggio 2017

    P. De Angelis, Il mistero di Paradise Road, ed. Elliot, 2016


    «Ci sono delle domande - delle domande molto speciali - a cui si può rispondere soltanto raccontando una storia».

    Quando inciampa in quel corpo, in mezzo alla strada, capisce subito che sarà una pessima giornata; ancor prima di trovare il secondo, poi il terzo. Alla fine i cadaveri ritrovati saranno 12 (anzi 15); ma di cosa siano morti, nessuno riesce a capirlo. Sembrano tutti finiti per cause naturali, tutti nello stesso momento: il che non è solo inverosimile, ma perturbante. Tuttavia, che cosa c’entra questo con lo strano impiegato dell’ufficio brevetti che sembra a tutta prima un individuo normale, anzi, in carriera... e con la sua strana disfunzione sessuale?
    Pietro De Angelis, qui al suo vero esordio in grande stile in narrativa - dopo un primo romanzo sotto pseudonimo, una decina di anni fa - consegna un libro ambientato nella Londra vittoriana, riprodotta meticolosamente nelle sue sfaccettature culturali, sociali, morali. Spicca ovviamente la repressione della sessualità, tipica dell’epoca, con le sue tante conseguenze; e vengono ben messe in scena, di pari passo, le vicende personali del protagonista e quelle che hanno a che fare con il tetro Broadmoor Asylum e con le vicende che vi si apprendono. Ben scritto, al di là di qualche scelta lessicale o stilistica discutibile (“piccolo mobiletto” o “compieva”), Il mistero di Paradise Road va letto nell’ottica del romanzo vittoriano: non cioè del ritmo e della suspense cui ci ha abituati il thriller moderno, ma dell’ansia che cresce lenta, e inesorabile, fino alla fine. Bella anche l’edizione con bandelle e un’accattivante copertina.


    P. De Angelis, Il mistero di Paradise Road, ed. Elliot, 2016.

    («Pagina3», 29 maggio 2017)

    lunedì 15 maggio 2017

    Stefano Cortese, Il basilisco o della speranza, ed. La strada per Babilonia, 2017

    20 luglio 1812: è festa nella città di Teplitz, dove sta per celebrarsi un matrimonio e le campane della chiesa di san Giovanni Battista, nella piazza del Castello, non smettono di suonare. L’argomento del giorno è l’invasione della Russia da parte di Napoleone; ma qui, in Boemia, non si pensa ad altro che al tepore della giornata appena iniziata e al relax delle rinomate terme… Il re guarda il mondo dalla finestra: per quanto sia solo una fetta indicibilmente piccola di tutto cio che è, è la sua fetta, come sua è ogni cosa che vi è contenuta e che il suo occhio riesce a raggiungere, come le stelle del cielo che si vedono a dispetto dell’oscurità dell’aria e della mente, annebbiata dal vino che ha appena bevuto… Per i passeri è difficile nutrirsi: l’inverno è stato rigido e la battaglia fra di loro per accaparrarsi le prime briciole che emergono dalla neve che inizia a sciogliersi si annuncia aspra. E in effetti una quindicina di loro non ce l’ha fatta: i loro minuscoli corpi si trovano al suolo, privi di vita… Ai tempi dei bizantini, Petilia Policastro era una rocca, che aveva visto fiorire, nel Seicento, splendidi palazzi; ma ora non ne rimane che un cumulo di case mal messe, che solo la nostalgia tiene ancora in piedi...
    Cinque racconti (“L’incidente di Teplitz”, “Il cetorino”, “Le nevi dell’altro anno”, “La Sila”, oltre a quello che dà il titolo al volume) di lunghezza e ambientazione diverse - pur ruotando in qualche modo sempre intorno a Napoli - dal primo 1400 all’ultimo ’800. Storie che destano, sì, qualche interesse, foss’anche solo per le ricostruzioni storiche dello sfondo; ma che non sempre sono accompagnate da vicende avvincenti. Se da un lato il tono fiabesco che fa capolino durante l’intera narrazione, ora più ora meno, si fa notare piacevolmente, il ritmo è smorzato da uno stile complessivo che sembrerebbe aver ancora bisogno di un’adeguata maturazione. Alcuni dettagli possono far incespicare il lettore, rendendo defatigante il suo sforzo: come certe parole ripetute (in un solo capoverso c’è 4 volte “luce”, e la stessa parola ricorre nel seguito del testo innumerevoli volte: il che getta un po’ d’ombra sull’accuratezza dell’editing; similmente “neve”, “niveo”, “nevicata” a p. 115): particolarmente infelice il passaggio d’apertura dei capoversi delle pagine 107-108, con “Il re grugnì”, “Il re annuì”, “Il re scricchiolò”, “Il re riappoggiò”, “Il re corrugò”. Seri dubbi andrebbero avanzati infine sull’uso del francese, che può lasciare perplessi in più di un punto. Insomma, una maggiore sedimentazione (e una ulteriore revisione) del testo avrebbero giovato a delle idee non banali. Pubblicato con il patrocinio morale di AISLA (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica), cui viene devoluta parte dei proventi.


    Stefano Cortese, Il basilisco o della speranza, ed. La strada per Babilonia, 2017.

    («Mangialibri», 15 maggio 2017)

    venerdì 12 maggio 2017

    Maurizio de Giovanni, Il commissario Ricciardi a fumetti, ed. Sergio Bonelli, 2017

    25 marzo 1931. È sera, e al Real Teatro San Carlo di Napoli stanno per andare in scena la Cavalleria Rusticana di Mascagni e i Pagliacci di Leoncavallo. Nello stesso momento, in questura, c’è chi non smette mai di lavorare - nemmeno quando va a casa - sempre con la testa immersa nei casi di omicidio che si ritrova per le mani: è il commissario Alfredo Ricciardi di Malomonte, noto per essere uno che non molla mai, fino a che il colpevole non è stato scoperto e acciuffato. Il brigadiere Maione - suo uomo di fiducia e suo amico, da quando hanno catturato insieme l’assassino del figlio, poliziotto pure lui - sta per andare finalmente a casa, quando una telefonata improvvisa sconvolge i piani: Arnaldo Vezzi, la voce più limpida della lirica del momento, è stato ammazzato nel suo camerino. Chi può essersi macchiato di un’azione così orribile? Ma soprattutto: come fare a indagare in maniera efficace, quando ci sono in platea le personalità più illustri della città, che considerano un atto oltraggioso perfino il semplice raccogliere le generalità dei presenti? Basterà il dono unico del commissario - quello di vedere le vittime di un assassinio un istante prima della morte, sondarne lo sguardo, percepirne l’umore, intuirne i pensieri estremi - a fare luce sull’accaduto?
    Continua l’onda lunga delle pubblicazioni e delle reinterpretazioni delle opere di Maurizio de Giovanni, dalla televisione al fumetto. Qui siamo alle prese con il commissario Ricciardi e con la sua prima avventura, dal cui albo (“Il senso del dolore”) questa pubblicazione costituisce un estratto: fra le mani abbiamo un opuscolo di 32 pagine con spilletta, una ventina delle quali è dedicata alla storia, ovviamente solo agli inizi, e le altre vengono riservate ai personaggi, agli ambienti, al folclore. Difficile dunque dare una valutazione dell’opera, ché di opera non si tratta, ma di un assaggio: si può dire tuttavia che, a fronte di qualche dialogo un po’ stucchevole (ma c’è da perdonare: sono le prime pagine, e qualche spiegazione bisogna pur che venga data), i disegni - realizzati interamente in bianco-blu-nero - rendono cupe al punto giusto le atmosfere. Sullo sfondo, la Napoli degli anni ’30 - con le sue bellezze, i suoi problemi, i suoi misteri - e le vicende personali e professionali di un investigatore che, pur fedele allo Stato, non è mai riuscito a sposarne le cause e i modi. Questa uscita è sceneggiata da Claudio Falco, disegnata da Daniele Bigliardo (che firma anche la copertina) e colorata da Ylenia Di Napoli. Per la serie intera bisognerà attendere l’autunno. Con una introduzione di Maurizio de Giovanni.


    Maurizio de Giovanni, Il commissario Ricciardi a fumetti, ed. Sergio Bonelli, 2017.

    («Mangialibri», 12 maggio 2017)