Filosofia e Noir

Dopo Dostoevskij e Tolstoj, il noir rappresenta l’unica grande letteratura morale della nostra epoca.
Jean-Patrick Manchette

  • L'intransigenza

    Il primo dei "Gialli del Dio perverso"

  • La verità cammina con noi

    Introduzione al pensiero di Maurice Bellet

  • Le cose si toccano

    Raimon Panikkar e le scienze moderne

  • Paolo Calabrò

    È appena uscito in libreria C'è un sole che si muore, a cura di Diana Lama e Paolo Calabrò

    Undici racconti napoletani, gialli e neri, con il marchio di qualità dell'associazione di scrittori NapoliNoir

    Ultimi post pubblicati

    mercoledì 6 settembre 2017

    Leonardo Marcato, Le radici del dialogo. Filosofia e teologia nel pensiero di Raimon Panikkar, ed. Mimesis, Milano-Udine 2017


    Raimon Panikkar. Il filosofo e il teologo. Il prete e il professore. L’intellettuale che studiava in India e insegnava in California. Cosa ha da dire la sua prolifica produzione - volumi, articoli, interviste, conferenze - all’uomo della strada? Quello, cioè, che ha a che fare con le difficoltà di tutti i giorni, qui e ora; quello a cui non importa certo parlare della salvezza dell’anima, in generale, ma che ha a cuore il problema di come fare a salvare la propria, di anima. In una parola: cosa ha a che fare il pensiero di Panikkar - e la sua proposta cosmoteandrica di dialogo dialogale - con noi? E soprattutto: in che modo - come sottolinea giustamente il professor Luigi Vero Tarca dell’Università di Venezia nella sua prefazione - rendere accessibile e fruibile il messaggio di Panikkar senza ridurlo o, peggio, banalizzarlo?

    martedì 22 agosto 2017

    Sara Kim Fattorini, La chimica dell’acqua, ed. SEM, 2017

    Il corpo dell’uomo è stato ritrovato in piscina, spalle al cielo, e il commissario Fenchel, incaricato del caso, avrebbe già di suo un bel po’ di cose a cui pensare; ma al momento gli tocca quella più ingrata di tutte: parlarne alla vedova. Spiegarle, senza rivelare troppo; chiedere, senza essere invadente. Cominciare col dirle, per esempio, che quella di suo marito non è stata una morte naturale: l’autopsia ha rivelato che l’uomo, appena annegato, aveva tracce di alcol e di veleno nel sangue. Così, per il commissario Fenchel, la cosa diventa seccante a maggior ragione: perché, ad apertura dell’inchiesta, quella donna diventerà una sospettata, anzi, la prima fra tutte; e a lui toccherà decidere, fra le altre cose, se le risposte della donna siano una inutile verità, o le menzogne dietro cui scoprire qualcosa di interessante. È dura la vita del poliziotto a capo di un’indagine: tanti dubbi e ben poche certezze. Ma quello che può rendergli la vita veramente impossibile, è la presenza di un detective privato fra i piedi, recisamente determinato a ispezionare tutto di persona e fin nel minimo dettaglio, soprattutto se quel detective si chiama Guglielmo Corna...
    Sara Kim Fattorini, coreana di Seul e milanese d’adozione, consegna il suo romanzo d’esordio con un certo stile: per quanto l’opera prima sia facilmente riconoscibile in diversi passaggi, il tutto ha una forma e uno sviluppo che non lasciano insoddisfatti. D’altro canto, pur non originalissimo - il libro si inserisce nel solco, molto frequentato soprattutto di questi tempi, del noir metropolitano - si presenta con una notevole proprietà di linguaggio e una compostezza che non passano inosservate. Spicca su tutto la figura del detective protagonista, il quale “fin da piccolo era sempre stato affascinato dal modo di parlare delle persone. Ne memorizzava il timbro, il tono, la pronuncia e l’accento. Ne immagazzinava le proprietà, catalogandole secondo il loro ‘segno particolare’. Ogni volta che discuteva con qualcuno, dal suo cervello rispuntava quel bazar di caratteristiche”. Per utilizzare una metafora in linea con il contenuto del romanzo, sembrerebbe di ritrovarsi davanti a un trampolino, dal quale spiccare un bel tuffo, più che a una piscina completa in cui bagnarsi al luccichio dei riflessi solari. Un tentativo riuscito che lascia ben sperare in un prossimo auspicato ritorno.


    Sara Kim Fattorini, La chimica dell’acqua, ed. SEM, 2017.

    («Mangialibri», 22 agosto 2017)

    domenica 20 agosto 2017

    Sergio Tanzarella (a cura di), Lettera ai cappellani militari - Lettera ai giudici, ed. Il pozzo di Giacobbe, 2017

    Italia, febbraio 1965. L’obiezione di coscienza - cioè il rifiuto, per motivi religiosi o morali, di svolgere il servizio militare - è considerata un reato: per la legge dello Stato, il servizio di leva è obbligatorio. Ma l’obiezione cresce, la coscienza non riconosce altri tribunali che il proprio; di fronte a ciò, i cappellani militari in congedo della Toscana insorgono: in una lettera del 12 febbraio a “La Nazione” scrivono che la scelta di obiettare non ha niente a che fare con il cristianesimo e che si tratta di mera viltà. Il messaggio è chiaro: non si può essere buoni cristiani in Italia - nell’Italia del Vaticano e della DC, quella delle radici cristiane e dei crocifissi nelle aule scolastiche - se non si è disposti a uccidere qualcuno. L’obiezione di coscienza viene da loro presentata come addirittura come “estranea al comandamento dell’amore”. Ma nessuno si sofferma sulla contraddizione, sull’inconciliabilità della stessa idea di milizia e gli evangelici “Porgi l’altra guancia” e “Riponi la spada nel fodero, perché chi di spada ferisce, di spada perirà”; e poiché di voci autorevoli a favore della nonviolenza non se ne levano, l’unico ad alzarsi in piedi è il prete di una piccola parrocchia di campagna, don Lorenzo Milani, il quale sostiene che l’obiezione di coscienza - già praticata dai primi cristiani, molti dei quali protomartiri del potere di Roma - è non solo perfettamente comprensibile da parte di un cristiano, ma ovvia: il quinto comandamento - come dire - vale per tutti. Ne nasce una polemica che arriva in tribunale, e termina con l’assoluzione del sacerdote (15 febbraio 1966) e con l’istituzione, dopo molti molti anni, del “servizio civile alternativo”...
    Questo libro dovrebbe essere obbligatorio nelle scuole; non solo e non tanto per la lezione che dà circa uno dei più grandi buchi neri della nostra civiltà - il militarismo - ma come lezione di democrazia, di un lieto fine ispirato dal coraggio di singoli i quali - avendo contro di sé una nazione intera e tutto un sistema di pensiero, consolidato in millenni di prassi conservatrice - hanno osato dire “No”, e l’hanno spuntata. Tutti gli studenti dovrebbero avere l’opportunità di trarvi insegnamento. Ciò detto, fra le tante edizioni a disposizione in libreria, che si sono succedute nelle scorse decadi, questa è probabilmente la migliore: non solo per lo spessore dello studioso che l’ha curata - Sergio Tanzarella è ordinario di Storia della Chiesa presso la facoltà Teologica dell’Italia meridionale, e uno dei 4 curatori dell’edizione nazionale di tutti gli scritti di don Milani di prossima pubblicazione - ma anche perché questa particolare edizione, arricchita da un grosso apparato critico (oltre che dalla suggestiva riproduzione di documenti originali), permette di ricostruire le fasi degli avvenimenti e delle conclusioni di don Milani, il cui pensiero, si auspica, potrà un giorno essere studiato in maniera sistematica, anziché appiattita sulla solita Lettera a una professoressa. Una lettura avvincente come solo la vita sa essere, quando è vissuta da uomini segnati dall’audacia e dalla consapevolezza. Il volume si chiude con un corposo e illuminante saggio del curatore. Da leggere assolutamente.


    Sergio Tanzarella (a cura di), Lettera ai cappellani militari - Lettera ai giudici, ed. Il pozzo di Giacobbe, 2017.

    («Mangialibri», agosto 2017)

    venerdì 21 luglio 2017

    Pasquale Ruju, Nero di mare, ed. E/O, 2017

    Francesco Livio Zannargiu è un ottimo studente di giurisprudenza e un talentuoso fotoreporter, che si diletta nell’immortalare eventi di cronaca nera mentre strizza l’occhio ad ambienti anarchici ed extraparlamentari. O almeno lo era. Poi è successo che quegli “extra” erano andati a sedersi in parlamento, dall’altra parte dell’arco politico; e che le cose erano cambiate - a volte senza riguardo; a volte senza pietà - e lui era rimasto segnato dalla vita con il suo inconfondibile marchio sul fondo dell’animo. Così Zannargiu sparisce dalla circolazione e al suo posto arriva Franco Zanna, sempre fotoreporter, ma adesso dedito esclusivamente al gossip e agli scandali. Nel corso di uno di questi reportage - stavolta ai danni di Remo Girardi, brillante opinionista cui piace portarsi le sue amanti nella villa in Sardegna, mentre la moglie rimane a casa a dirigere l’emittente TV per la quale lui lavora - qualcosa va storto, lui si fa notare e la vittima lo aggredisce, anche se poi riesce fortunosamente a darsela a gambe. Ma il problema nasce subito dopo: e se quello lo denunciasse? Ovvero: se lo facesse lei, la donna che lo accompagnava, che sembra averlo riconosciuto? O ancora: se quello fosse l’ultimo fallimento che il suo datore di lavoro è disposto a tollerare?
    Pasquale Ruju - classe 1962, autore che ha lavorato per il teatro, il cinema, la radio e la televisione nonché nel doppiaggio e nei fumetti (ambito nel quale ha maturato una collaborazione ultraventennale con l’editore Sergio Bonelli, avendo al suo attivo oltre 100 storie per albi di Dylan Dog, Tex, Nathan Never, Dampyr e Martin Mystère) - è qui alla sua seconda prova narrativa, (dopo Un caso come gli altri, 2016, sempre per E/O), dove offre una storia piana narrata in prima persona dalla voce dell’umorale, per non dire irascibile, protagonista, che fluisce dalla sorgente alla foce senza scossoni, lineare nel linguaggio e nell’esposizione, dove l’interesse del lettore è alimentato dall’intreccio fra la trama nera (a base di ricatti, sospetti, minacce) e quella rosa (con lui che s’invaghisce della sua femme fatale fin dal primo momento che la vede aprire bocca). Sullo sfondo, la tragedia che ha segnato il protagonista imprimendogli la torsione che lo ha reso un alcolista sempre in bolletta, ma tutt’altro che inservibile (egli riesce anzi a spuntarla proprio nel suo compito più importante, come il Sughrue de L’ultimo vero bacio di Crumley, cui Ruju sembra occasionalmente strizzare l’occhio).


    Pasquale Ruju, Nero di mare, ed. E/O, 2017

    («Mangialibri», 21 luglio 2017)