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martedì 23 giugno 2015

V. Alfano, A Napoli con Maurizio de Giovanni, ed. Perrone, 2015

Maurizio De Giovanni è uno di quegli autori che, volendo raccontare Napoli, hanno deciso di rimanerci: onore a chi non lascia il proprio amore e fuggire via, per poi indulgere a descrizioni e narrazioni di una città più sovente immaginata che ricordata, più desiderata che vissuta. E a chi, non essendoci nato, ha deciso di farne la propria patria. Come Luigi Alfredo Ricciardi, commissario di polizia, che è venuto a Napoli non solo per prendersene il buono, ma anche il cattivo: e fra morti ammazzati, rapine, scippi e vendette trasversali, non ha che l’imbarazzo della scelta. Vedere Napoli attraverso i suoi occhi è vederla quasi cent’anni fa, nel 1930, con lo sguardo sempre a un tempo incantato del bambino di fronte alla scintillante novità, e penetrante - fino al lacerante - di chi conosce l’orrore che si può celare nel buio di certi vicoli…
Una guida turistica atipica questa di Vincenza Alfano, che ci porta a conoscere Napoli secondo un insolito itinerario: quello dei luoghi descritti dai romanzi del commissario Ricciardi di Maurizio de Giovanni. Un libro godibile e ben scritto, senza pretese che vadano oltre la puntualità delle citazioni e l’esaustività dei richiami. Ad arricchire la trattazione illustrazioni in bianconero e un capitolo conclusivo su “Cosa mangiare a Napoli”.


V. Alfano, A Napoli con Maurizio de Giovanni, ed. Perrone, 2015.

(«Mangialibri», 23 giugno 2015)

martedì 9 giugno 2015

G. Culicchia, Torino è casa nostra, ed. Laterza, 2015

Torino, la città della FIAT. Torino, l’ex capitale d’Italia. Torino, la città della cultura: dal Museo del cinema aperto anche di notte all’annuale Salone Internazionale del Libro, dal Museo egizio secondo al mondo solo a quello del Cairo, al rinomatissimo Circolo settimanale dei lettori. Torino: così statuariamente bella e ricca… da ritrovarsi, in fin dei conti, sempre un po’ uguale a se stessa. Ma sarà poi vero? In questi casi c’è il rischio che l’abitudine e lo stereotipo prendano il sopravvento e cristallizzino un’immagine della quale poi si fa fatica a liberarsi. Non è forse vero, ad esempio, che la silenziosa città sia già da un po’ “vittima” della movida di San Salvario, dove a settimane alterne la polizia è costretta a intervenire a causa delle lamentele per gli schiamazzi e i disordini? Insomma: non è forse vero che la città stia cambiando volto, ultimamente, e che - pur onoratamente vecchia - stia d’un tratto… ringiovanendo?
Nessun ritrattista è migliore di quello che non è imparziale e sa di non esserlo; ma ama il proprio oggetto - che, come nessun altro, conosce da vicinissimo e di prima mano - di un amore così viscerale da potersi permettere, pur nella più grande precisione, la massima libertà. Così questo di Giuseppe Culicchia - scrittore che non ha bisogno di presentazioni - è un “ritratto”: né una guida né un saggio, ma un vero e proprio racconto che, pennellata dopo pennellata ci conduce in una città bellissima che si regge sul fragile e ambiguo equilibrio tra la solidità dell’edilizia (e dell’industria) e la placida scorrevolezza del Po che l’attraversa e la pacifica, metafora di uno status tutt’altro che stabile o addirittura statico come potrebbe forse sembrare. Un invito - scritto benissimo, manco a dirlo - ad andare a Torino. O a tornarci. Per tanti motivi. E magari, passeggiando sul lungofiume in una fresca sera di fine primavera, ad innamorarsene perdutamente.


G. Culicchia, Torino è casa nostra, ed. Laterza, 2015.

(«Mangialibri», 9 giugno 2015)

mercoledì 4 marzo 2015

O. Le Carrer, S. Le Carrer, Atlante dei luoghi maledetti, ed. Bompiani, 2014

Era il 13 novembre 1974 quando Ronald DeFeo uccise i genitori e i suoi quattro fratelli nella loro casa di Amityville. Interrogato, cercò di scagionarsi dicendo che non era riuscito a fermarsi: due occhi rossi nella notte e una voce che sembrava quella del diavolo in persona glielo avevano ordinato… Nel parco nazionale di Kasanka, nel cuore dello Zambia, è possibile assistere dal vivo a una scena che sembra tratta direttamente dal film Gli uccelli di Hitchcock: solo che qui non sono bianchissimi pennuti a volare rasotesta, ma inquietanti frotte di nerissimi pipistrelli… Non sempre il “dottore” aiuta il prossimo e ne lenisce la sofferenza; certe volte è portatore di devastazioni, e sa accanirsi con inusitata ferocia su chi gli capita a tiro. Non si tratta certo di un medico d’ospedale, ma del temibile harmattan che soffia per tutto l’inverno senza sosta (e senza pietà) sull’Africa occidentale…
La Terra è meravigliosa. E meravigliosa è la geografia che la studia, la disegna, la descrive. Tuttavia, non tutti i luoghi sono uguali; e, tra quelli meno felici, ce ne possono essere alcuni eminentemente infelici. Perché inospitali, a causa delle condizioni ambientali; perché infausti, a causa di “maledizioni” (o ritenute tali) inscritte nella loro storia, o perché rovinati da un’umanità che - sempre presa dal cieco furore dell’arricchimento - ha spesso saputo trasformare anche il posto più bello in luogo di desolazione. Questa splendida opera - di grande formato, accompagnata da una miriade di mappe geografiche a colori - è affascinante per la maniera in cui coniuga, con sintesi ed efficacia, la leggenda e la ricerca storica, spaziando sull’intero globo e in particolare sul continente più inesplorato di tutti: l’immaginario umano.


O. Le Carrer, S. Le Carrer, Atlante dei luoghi maledetti, ed. Bompiani, 2014.

(«Mangialibri», 4 marzo 2015)

mercoledì 4 settembre 2013

L. Curto, Marca magica e misteriosa, ed. DBS-Zanetti, 2013

Diciamolo senza troppi giri di parole: la Marca Trevigiana è un luogo di grande suggestione, dove ogni elemento - l’architettura, la flora, i corsi e gli specchi d’acqua - brilla di un fascino caratteristico, che rende gli abitanti giustamente orgogliosi e convinti che sia “la terra a formare l’uomo”, per usare le parole con cui il noto giallista Fulvio Ervas apre la sua prefazione al volume di Loris Curto, Marca magica e misteriosa (ed. DBS-Zanetti).

Volume che è primo di una serie che nelle ambizioni dell’editore si immagina ben più ampia; questo prende in esame le zone di Treviso, Castellana, Asolano, Montebellunese, Montello e Sile. Ed è per così dire “intriso” di fotografie a colori, anche a doppia pagina.

Ma non per questo il libro di Curto va considerato come un mero “ritratto a scatti”: la Marca Trevigiana infatti non si lascia solo ammirare, ma chiede di essere ascoltata, compresa, conosciuta attraverso le tante storie che ha da raccontare. Così, accanto alla bellezza di Ponte Dante, si gusta anche quella dell’annuale “processo alla vecia” (nel corso del quale una vecchia - “vecia”; si tratta ovviamente di un pupazzo - viene accusata di essere la causa di tutti i mali dell’anno passato e finisce sul rogo); similmente, all’algida armonia cromatica della grotta delle fate si legano le narrazioni delle “apparizioni attraverso il velo”.

E poi le tante storie di guerra, la tomba di Pietro Alighieri, la locomotiva a vapore parcheggiata nel bel mezzo del giardino di un ristorante. Ce n’è per tutti i gusti: Marca magica e misteriosa è un libro adatto sia a chi abita nelle vicinanze e ha voglia di conoscere meglio dettagli e segreti di questi luoghi, sia a chi - vivendone distante - subisce l’attrazione di cronache e leggende che, da tutt’altri tempi, arrivano fino ai giorni nostri.


Loris Curto, Marca magica e misteriosa. Viaggio nelle località magiche, misteriose e insolite della marca trevigiana, ed. DBS-Zanetti, 2013, vol. I, pp. 190, euro 15.

(«Pagina3», 4 settembre 2013)