Visualizzazione post con etichetta Internet. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Internet. Mostra tutti i post
venerdì 29 agosto 2014
Ippolita, “La Rete è libera e democratica”. Falso!, ed. Laterza, 2014
Il web si presenta come “luogo” in cui ciascuno può mettersi in contatto, istantaneamente e con la massima autonomia, con chiunque nel mondo, ovvero accedere a qualunque risorsa o servizio disponibile. Il web 2.0 ha accentuato questa sensazione (e accelerato questo processo): il “cittadino della rete” (o netizen, all’inglese - da “net”, “rete” e “citizen”, “cittadino”) mette in mostra se stesso tramite i cosiddetti social network e immagina così di entrare in un flusso collettivo di “partecipazione democratica”. Ma le cose potrebbero venir inquadrate da un’altra angolazione, più problematica e inquietante: la Rete non è altro che l’ennesima frontiera del capitalismo, il quale - dopo aver esaurito, nella globalizzazione, lo sfruttamento del territorio reale iniziato con il colonialismo - si dedica oggi allo sfruttamento del territorio virtuale: e lo fa tramite un’operazione di profiling volta a stabilire le preferenze dei consumatori, i quali si prestano spontaneamente (e inconsapevolmente) all’esperimento. Convinti di accedere a una nuova forma di libertà individuale; in realtà asserviti, una volta di più, alla volontà del mercato.
martedì 9 luglio 2013
M. Facci, S. Valorzi, M. Berti, Generazione Cloud, ed. Erickson, 2013
Si parla tanto dei così chiamati “nativi digitali” e delle loro precoci attitudini all’esplorazione e all’utilizzo della tecnologia informatica: si tratta della generazione nata a cavallo del terzo millennio, soggetti abituati fin dall’infanzia a maneggiare tablet e cellulari, a navigare in internet e a scaricare file. Questa loro intuitività, tuttavia, non sembra essere accompagnata dalla consapevolezza dei rischi insiti in quella stessa tecnologia: è in questo snodo che si pone il problema della tutela dei figli da parte dei genitori, in un ambito però nel quale questi ultimi ne sanno quasi sempre meno dei loro ragazzi.
lunedì 12 settembre 2011
Ecco perché la rete fa paura. Intervista a Dario Salvelli
Dario Salvelli è consulente per progetti di comunicazione digitale e dal 2002 tiene un blog all’indirizzo www.dariosalvelli.com. Ha collaborato con Roberto Saviano, Nòva 24 de «Il Sole 24 Ore», Wired Italia, Excite, Tekneco. Nel 2007 ha organizzato il Free Burma Day, azione di protesta online dei blogger di tutto il mondo contro il regime di Myanmair e sta attualmente scrivendo un libro su questi temi. L’abbiamo intervistato a proposito del ruolo di internet nelle recenti rivoluzioni, quella libica in particolare.
Qual è stato (ed è) il ruolo di internet nelle recenti rivoluzioni nordafricane?
Qual è stato (ed è) il ruolo di internet nelle recenti rivoluzioni nordafricane?
Informare, informare e ancora informare. Sia all’interno sia all’esterno, in modo da aprire la partecipazione sociale e creare un universale e solidale clima con le ragioni delle rivolte. È questo uno dei ruoli più importanti che hanno avuto Internet ed i Social Network (di seguito SN, N.d.R.): andare oltre la censura imposta dai regimi che hanno provato a tagliare la Rete (in molti casi sono riusciti ad isolarla), mossa che non ha fatto altro che alimentare il dissenso internazionale. Il passaparola online e offline dei popoli nordafricani ha creato movimenti, piccoli gruppi, i cosiddetti “Digerati”, opinion leader più vicini alle tecnologie che si sono uniti riuscendo ad arrivare dove i giornali non potevano, creando un movimento d’opinione così forte da portare le ragioni delle proteste in un processo mainstream. I media, anche quelli
giovedì 16 settembre 2010
SnapIt Screen Capture 3.7, graphic tool della Digeus inc.
Ho ricevuto l’invito a recensire questo prodotto da Julia Taylor, della Digeus inc. (Albany, New York). Per questa recensione Julia Taylor si è impegnata a fornirmi la versione completa del prodotto (con licenza, senza scadenza), sottolineando che la stessa offerta è rivolta a tutti i lettori di questo blog interessati a ricevere la licenza del prodotto e disposti per ciò a pubblicare anch’essi una recensione “da qualche parte” (blog, forum, facebook, twitter ecc.); a tal fine il link alla recensione va inviato all’indirizzo: julia.taylor@digeus.com.
Update 1: ieri sera (16 settembre 2010) ho ricevuto i codici per la registrazione.

SnapIt Screen Capture 3.7 è un software per la cattura delle immagini a video, in grado di rendere più comoda e rapida la classica cattura delle immagini a video. Alla pressione del tasto PrintScreen (“hot key” di default) il cursore del mouse cambia, assumendo la figura di un puntatore per la selezione dell’immagine da ritagliare; al rilascio del muose, la porzione di schermo selezionata viene automaticamente salvata in una cartella di default (con nome progressivo o casuale).
Ciò permette di “fotografare” e ritagliare immagini in un unico passaggio, senza ricorrere all’utilizzo di un software per il trattamento delle immagini (foss’anche il semplice Paint di Windows), in cui incollare l’intera schermata catturata, ritagliare e salvare.
SnapIt Screen Capture 3.7 è un software che non ha altra pretesa se non quella dell’intuitività e della semplicità d’utilizzo. Personalizzabile in vari modi: si può modificare la cartella, il formato immagine, la “hot key” di default; in grado di salvare nei formati immagine Jpeg, Png, Bmp, Gif, Tiff.
La Digeus inc. offre una versione trial del software (scaricabile qui) valida 14 giorni. La versione completa costa 17.99 dollari ed è acquistabile qui. Il prodotto è in lingua inglese, certificato (e funzionante) per Windows 95/98/ME/NT/XP/2000/2003/Vista x32, x64/Windows 7 (ne ho verificato il funzionamento su XP e 7).
giovedì 3 giugno 2010
Libero pensiero e liberi pensatori. Intervista a Damiano Mazzotti
Damiano Mazzotti è nato a Faenza (Ravenna) nel 1970 e si è laureato in Psicologia Clinica e di Comunità a Padova nel 1995. Attualmente svolge l’attività di Osservatore Scientifico, di Animatore Culturale, di Allenatore della Mente e di Reporter divulgatore per “AgoraVox Italia” (è membro della redazione italiana), ItaloEuropeo, Newropeans Magazine, ReportOnLine. Per Ibiskos Editrice Risolo ha pubblicato l’innovativo diario romanzato Uomini e Amori Gioie e Dolori (2008) e l’originale saggio internettiano Libero Pensiero e Liberi Pensatori (2009).
Nel Suo ultimo libro, Libero pensiero e liberi pensatori (ed. Ibiskos Risolo, 2009), raccolta dei Suoi articoli pubblicati in internet tra il 2008 e il 2009, si spazia dalla mafia alla sessualità, dall’indagine scientifica all’europeismo. Quale filo rosso suggerisce al lettore?
I contrasti e le divagazioni servono a smuovere i muscoli mentali. La riflessione sulla pagina relativa ad ogni argomento comporta inevitabilmente un raffronto diretto sulle comunicazioni artefatte e prefabbricate dalle agenzie di stampa, dalla carta stampata e dai mondi televisivi nazionali e internazionali, più o meno politicizzati. Inoltre il linguaggio utilizzato è molto diretto e concreto: si utilizza la lingua informale e innovativa del Web, a metà strada tra la lingua orale e quella scritta, formulata in un italiano giornalistico molto adatto ai cittadini con meno di cinquant’anni. Un altro filo rosso è quello del rafforzamento del sentimento della cittadinanza per spingere a rinnovare il mondo politico europeo ed italiano. Oggigiorno si rimandano tutte le decisioni fondamentali e invece la politica è utile soprattutto quando è in grado di vincere la sua eterna guerra contro il tempo e le innumerevoli lotte contro le avversità economiche e naturali.Nel libro definisce il “giornalismo partecipativo” come l’insieme di “quelle organizzazioni online dove il cittadino sviluppa e diffonde direttamente la notizia”. Di che si tratta?
Il giornalismo partecipativo è il giornalismo fatto dai cittadini che pubblicano le loro notizie e opinioni senza l’intervento di una redazione con interessi politici o industriali da difendere. Dunque la casalinga, lo studente, l’impiegato, l’operaio, il professionista, il professore universitario e anche gli stessi giornalisti professionisti o indipendenti possono scrivere liberamente, senza filtri stilistici e nessun tipo di imposizione gerarchica. L’unica regola è quella di rispettare la legalità e la buona educazione.Lei è uno dei primi membri della redazione italiana di «AgoraVox», il più grande gruppo europeo di giornalismo partecipativo. Come è nata l’idea, e qual è oggi la sua particolarità nell’universo dell’informazione digitale?
L’idea è del fondatore Carlo Revelli, che in occasione dello Tsunami in Asia del 2004, si è reso conto dei limiti dell’informazione tradizionale e internazionale che arriva quasi sempre in ritardo sugli accadimenti più importanti. E che in genere può gestire e diffondere soprattutto informazioni limitate e incomplete. Un giornalista è un essere umano molto limitato con due occhi, due orecchie, una bocca che conosce in media due o tre lingue, e una sola unione mano e cervello per scrivere. L’insieme dei cittadini di una città, di una regione o di una nazione possono vagliare e fornire un numero molto più ampio di informazioni e di idee, riguardanti eventi in presa diretta. Si possono quindi seguire gli eventi storici con tutte le nuove tecnologie come è accaduto durante la rivolta iraniana dello scorso anno. Gli Sms, Twitter e le videocamere dei manifestanti consentono testimonianze più affidabili e accurate ed eliminano i problemi della triangolazione della comunicazione tra giornalista e testimone, dove le informazioni si alterano e si disperdono poiché devono per forza passare attraverso gli schemi mentali, i pregiudizi e i vari meccanismi di autodifesa del posto di lavoro, che ogni giornalista applica consciamente o inconsciamente. «AgoraVox» si distingue dagli altri siti di giornalismo partecipativo perché sono gli stessi cittadini che votano gli articoli che meritano la pubblicazione. Inoltre tutti i lettori possono commentare gli articoli e avviare uno scambio di opinioni con l’autore e gli altri lettori di un determinato articolo. Naturalmente c’è anche una redazione con giornalisti professionisti e un direttore professionista, ma i loro voti valgono quanto quelli di tutti gli altri cittadini. È quindi una forma molto innovativa di democrazia applicata al mondo dell’informazione.Guardando da vicino i contenuti di molte testate di giornalismo partecipativo (ma anche quelli di molti blogger) sembra che un tema ricorrente sia la critica feroce alla destra di governo. È vero? Perché?
Questa osservazione è vera, ma semplicemente perché in Italia le persone di sinistra sono forse più portate a fare cose astratte e a scrivere e invece i cittadini di destra sono mediamente più portati a fare cose concrete, come un certo tipo di volontariato e le varie attività che consentono di fare soldi. Ma nel caso di «AgoraVox» sono presenti autori e lettori di tutte le estrazioni politiche e sociali.Nel titolo richiama ben due volte la libertà. Ritiene che la nostra – anche per le possibilità offerte da internet – sia l’epoca più libera di sempre?
Da un certo punto di vista si. Da un altro punto di vista no. Le Tv e le varie forme esorbitanti e dilaganti di pubblicità hanno schiavizzato inconsciamente quasi tutti i cittadini. E quando il mondo della pubblicità invaderà anche il Web l’universo culturale dei liberi pensatori dovrà forse traslocare. Per evitare di fare la fine delle università sempre più politicizzate (non solo in Italia).Dato il taglio del libro, a metà strada fra l’approfondimento e la divagazione: è più da leggere cominciando dal mezzo, sull’onda dell’ispirazione, o un testo da consigliare per orientare i ragazzi che devono fare la scelta universitaria, affrontare gli esami di maturità o magari facilitare chi deve decidere l’argomento della tesi o conoscere meglio se stesso?
Ci sono diverse sezioni è ognuno di noi può scegliere l’argomento che preferisce. Si potrebbe fare questa metafora: chi leggerà il libro si troverà di fronte a un buffet straripante di ogni ben di Dio. Ognuno di noi può scegliere di fare piccoli assaggi o di concentrarsi sulle pietanze preferite. E siccome i capitoli prendono in esame temi che riguardano l’Ambiente, la Scienza, l’Istruzione, il Costume, la Cultura, gli Spettacoli, il Giornalismo, l’Economia, la Politica, il Mondo e il Web, posso affermare di avere creato un’opera molto attuale, originale e probabilmente unica nel suo genere.Ha dichiarato in un’intervista che Le piacerebbe scrivere un libro in gruppo. Come sarà il Suo prossimo libro?
Il prossimo saggio sarà ancora più ricco e basato sull’attualità e sulla costruzione di ipotesi riguardanti il futuro a breve e medio termine… E se vivrò abbastanza, ci sarà un videolibro… Un E-Book con interviste e dibattiti a tutto tondo insieme ai giovani e ai pochi intellettuali viventi…
("PaginaTre", 3 giugno 2010)
lunedì 31 maggio 2010
Professione Blogger
Con la sentenza del 23 aprile 2010 la Corte di Appello di Torino ha stabilito che la figura del "blogger" non è assimilabile a quella del direttore di un giornale, e che dunque egli è responsabile solo di ciò che scrive e non anche delle notizie, dei commenti, delle opinioni inseriti da altri presso il suo blog.
Dunque, non è un direttore di giornale. Ma chi è, il blogger? Nel ringraziare i blogger italiani che hanno risposto alla mia intervista di qualche settimana fa (Daniele Sensi, blog "l'Anticomunitarista", http://danielesensi.blogspot.com/; Wil, "Non leggere questo blog!", http://nonleggerlo.blogspot.com/; Dario Salvelli, casertano, http://www.dariosalvelli.com/; il testo completo delle interviste è visibile in calce), comincerei col dire che il blogger è chiunque scriva almeno di tanto in tanto presso un proprio sito internet personale (ciò che differenzia sostanzialmente il blogging dal cosiddetto "giornalismo partecipativo" o citizen journalism).
Il blogging si basa sull'autosufficienza e sull'accelerazione. Un simbolo dei nostri tempi
Sebbene possa scrivere di tutto (il termine "blog" è l'abbreviazione dell'inglese "web log", "diario sul web"), i blog che hanno più successo (cioè quelli con il maggior numero di visitatori) sono quelli tematici (politici, tecnici, ecc.). Il numero di lettori è un indice di fondamentale importanza: perché il blogger non è quasi mai un giornalista stipendiato da una testata, è la sua unica fonte di sostentamento è la pubblicità sul sito (o le donazioni volontarie dei suoi appassionati).
Il blogger non è un giornalista, ma le due attività si assomigliano e si intersecano: a volte i blogger prendono spunto da una notizia e la collegano, la approfondiscono, la commentano; altre volte sono i giornali a giovarsi della tempestività di internet, prendendone spunto per i loro articoli. Fondamentalmente contrari a ogni censura, alcuni mettono l'accento sulla professionalità, altri sulla creatività.
Ma sono due, alla resa dei conti, le grandi differenze tra il blogging e il giornalismo. La prima. Il blogger fa tutto da sé: concepisce l'idea, la stende in un articolo, la scrive al computer, ne cura l'impaginazione e ogni dettaglio grafico, la pubblica in internet. La seconda. La rapidità: appena il blogger viene a sapere (o anche solo sospetta) qualcosa, si mette in moto, controlla la notizia, fa delle telefonate, scrive l'articolo ("post", nel gergo di internet) e nel giro di un'ora (a volte meno) la notizia viene data sul suo blog ed è immediatamente disponibile al mondo.
Il blogger è un simbolo della nostra epoca, è uno che "si fa da solo", lavora da solo, legge, scrive, pubblica e si pubblicizza da solo; è un epifenomeno (una volta tanto positivo) dell'individualismo dominante, in forma digitale. In più è sempre connesso a internet, ovunque si trovi, sempre a caccia dello scoop, vive all'insegna della rapidità e dell'accelerazione continua. Prodotto di un'epoca che vuole sapere tutto e subito. Ma ciò non va sempre a scapito della qualità: il blogging di qualità esiste, anche in Italia, anche a Caserta. Sta a noi saperne far uso senza entrare in una ennesima forma di dipendenza: la compulsione del fare clic sul tasto "Aggiorna".
(«Il Caffè», 28 maggio 2010)
venerdì 21 maggio 2010
Sognare al tempo di internet. Intervista a Dario Salvelli - www.dariosalvelli.com
Dario Salvelli, 27 anni. Professione: blogger. Si può dire così?
Beh, scrivo da diversi anni sul mio blog personale, www.dariosalvelli.com, ma non è mai stata una professione. Non mi ha mai dato da vivere.
Blogger: una professione, una passione o una vocazione?
Non amo più molto il termine “blogger” perché credo che sia limitante: chiunque abbia un proprio sito web e lo utilizzi per divulgare ciò che pensa potrebbe essere definito così. Non è un lavoro o una professione in quanto, a meno che tu non scriva in inglese, non ti consente di autosostenerti. Insomma sono pochi quelli che, oltre ad esprimere ciò che pensano riescono anche a fare dei soldi. Seppure siano nati tantissimi blog con la chimera del guadagno o della gloria, un blogger è principalmente un uomo che ha delle passioni. E che quindi possiede ancora la capacità di sognare insieme agli altri.
Nel blogging sembra essere fondamentale la rapidità: in pochi minuti si concepisce uno scoop, si annuncia l'indagine, si dà la risposta. Come passa la giornata un blogger?
In realtà la blogosfera, soprattutto quella italiana, discute molto di politica, attualità, sport e tecnologia. Molti post sono opinioni personali e rilanci di notizie presenti su giornali e magazine presenti online o sulla carta stampata. A memoria mi è difficile ricordare uno “scoop” o ancora meglio una notizia prodotta e lanciata principalmente da un blog. Se ci sono riguardano le realtà locali del nostro Paese. Un blogger prima legge, poi scrive.
Quante e quali fonti consulta quotidianamente un blogger? In quante lingue diverse?
Credo vada sfatato il mito secondo il quale un blogger abbia molto tempo a disposizione e legga siti che vanno dal francese all’hindi. Certo, mediante l’utilizzo dei feed RSS è più facile leggere i blog preferiti e quindi consultare una porzione di fonti molto varia: se quest’ultime non fanno altro che aumentare in maniera esponenziale sul web, il tempo a nostra disposizione è sempre lo stesso e quindi è fondamentale filtrare, selezionare ed aggregare le informazioni che più ci interessano. Pochi conoscono ed usano, tra i blogger stessi, i feed RSS per aggiornarsi e non tutti i siti web sono dotati di questa tecnologia per leggere le news ed i post.
Il blogging è un'attività che richiede impegno e attenzione. Con quali risorse economiche si sostenta un blogger?
La risorsa maggiore è il tempo e dunque il denaro: chiunque può aprire un blog gratuitamente in pochi e semplici passi (come attraverso la piattaforma Wordpress.com), altra cosa è scrivere, pubblicare foto e video, “promuoverlo” tra gli amici. Se vuoi scrivere su di un blog senza perdere un soldo devi farlo quando hai finito di lavorare altrimenti è praticamente impossibile autosostenersi fisicamente. La pubblicità non aiuta più.
Che differenza c'è con il giornalismo propriamente detto (dal quale puntualmente il blogger prende le distanze nell'immancabile Disclaimer)?
In sostanza non esiste più molta differenza se non per legge: un blog non è una testata giornalistica in quanto è aggiornata casualmente, non deve essere registrato al ROC, non ha una linea editoriale ed il blogger è ben più libero di un direttore editoriale. Non è questione di prendere le distanze ma di definire dei ruoli: il giornalista ha l’obbligo di raccontare e di essere obiettivo nei confronti dei suoi lettori mentre il blogger risponde più a se stesso. Sono entrambe delle figure abbastanza egocentriche ma quale scrittore non lo è?
Cosa hanno in comune, invece, il blogger e il giornalista (oltre al fatto di farsi involontariamente dei nemici)?
Non credo che blogger e giornalisti abbiano una vocazione, una sorta di missione divina che debbano assolvere ad ogni costo. Hanno in comune l’amore ed il rispetto per la scrittura e la diversità ed uno sguardo infinitamente curioso e sensibile nei confronti delle cose del mondo. Insomma molti giornalisti sono ormai anche blogger e viceversa, questa distinzione quindi è diventata abbastanza sottile.
Ha mai deciso di censurare una fonte pervenuta al Suo blog?
No, mai. Il giorno in cui capiterà chiuderò il blog perché probabilmente non avrò più nulla da dire. L’amore per la verità è più forte di una mano illustre.
Un blogger deve saper leggere e scrivere; aver grande dimestichezza con internet e i suoi strumenti; conoscere l'html a un livello almeno medio. Cos'altro è necessario?
Bisogna conoscere bene il Web e come navigare su Internet in maniera sicura e anonima: a quanto pare molti italiani non conoscono ancora cos’è un browser.
E poi è necessario saper usare una piattaforma blogging per pubblicare i propri contenuti, conoscere un po’ di HTML e di CSS per impaginare. Conoscere i feed RSS e soprattutto saper scrivere.
Sia chiaro che nessuna di queste qualità è condizione necessaria e sufficiente: ad esempio con il microblogging ormai bastano circa 140 caratteri (se ci pensi un SMS) per pubblicare un post.
Quale piattaforma: Blogger, WP, ecc.? Che differenza fa la tecnologia rispetto al risultato finale?
È importante usare lo strumento migliore ma non ce n’è uno in assoluto, dipende dai gusti e dalle esigenze. Wordpress è diventato uno dei sistemi più utilizzati e che consiglio caldamente ma anche Blogger, Typepad sono abbastanza validi.
Quanto è importante per un blogger riuscire a catturare l'attenzione dei lettori su una gran quantità di spazi (FB, Twitter, BlogBabel) oltre a quello della mera pagina del proprio blog?
È fondamentale ma solo se vuoi diventare una star del web, scrivere libri, lavorare nel mondo dell’editoria.
Se sei così pazzo da avere questi obiettivi dovrai impiegare molto tempo per comprendere alcuni meccanismi e promuovere ciò che scrivi in diversi “posti” della Rete. Tuttavia non basterà se i contenuti e le idee che hai non sono originali e veramente valide.
I blog che più hanno successo nella rete sono quelli che più sono lontani dalla definizione della Wikipedia: "sito internet, generalmente gestito da una persona o da un ente, in cui l'autore pubblica più o meno periodicamente, come in una sorta di diario online, i propri pensieri, opinioni riflessioni, considerazioni". A pochi interessa il diario di uno sconosciuto, mentre a molti interessa un blog tematico vivace e denso di novità (dove ci sia meno spazio per la riflessione rispetto all'aggiornamento).
Non credo sia vero. Ci sono tantissimi diari personali e blog (italiani e stranieri) gestiti da una sola persona che raccontano la propria vita, il lavoro che fanno, le persone e le idee che incontrano. La Rete è piena di blog e tutti i blogger sono più o meno degli sconosciuti che emergono per la forza delle proprie idee o a causa di un evento fortunato. Insomma i motivi sono molti e non c’è solo la politica ma gli argomenti sono i più disparati: ci sono esperti di vino, moda, cucina, fotografia, giardinaggio, cinema, eccecc.
Nessuno ama un “tuttologo”: così come in televisione o sui giornali allo stesso modo in Rete.
In definitiva, qual è il segreto del successo di un blog di successo? È insomma vero che "chiunque può diventare un blogger di successo"?
Se hai o meglio vivi una vita interessante e piena di cose allora sei già una persona di successo. Ti basterà soltanto scrivere e comunicare nel modo giusto per diventare un “blogger di successo”. Sempre che tu ne abbia veramente bisogno…
domenica 9 maggio 2010
Creativo dalla faccia tosta. Intervista a Wil, «NonLeggerlo»
Wil NonLeggerlo, 27 anni. Professione: blogger. Si può dire così?
Eccomi qui, un saluto a tutti. Si comincia così no? Professione blogger? Certo che lo puoi dire, squattrinato, sottoremunerato, digitalmente sfruttato, ma sì, a grandi linee potrebbe starci.
Blogger: una professione, una passione o una vocazione?
Io ti posso dire che ho incominciato per sfidare la mia proverbiale pigrizia, un problema credo genetico, nel pomeriggio soleggiato del 21 aprile 2008. Da lì non ho più smesso. Di questo ancora non mi capacito. Quando iniziai l'obiettivo era quello di scrivere un po' di tutto, e male ovviamente, arte, moda, tecnologia, politica. Ma toh, Berlusconi si era appena ripreso il Paese, per la terza volta (!?), era salito s'un Predellino e bye bye a tutti quanti. Ho sentito subito la passione per lo strumento, di Lodo Alfano in bocciatura di Lodo Alfano. Beh, sì, forse c'era un po' di vocazione. Vallo a capire.
Nel blogging sembra essere fondamentale la rapidità: in pochi minuti si concepisce uno scoop, si annuncia l'indagine, si dà la risposta. Come passa la giornata un blogger?
La giornata da blogger è all'insegna della casualità totale. Posso essere a casa o in giro per i miei impegni, che nulla hanno a che fare con Nonleggerlo, e poi bang!, m'imbatto in una notizia, in una segnalazione, in un filmato, in un audio, in qualsiasi cosa che faccia scattare la molla della scrittura, e vado di getto. L'altro giorno ho postato sulle parole di Berlusconi in Consiglio dei Ministri da una chiesetta sperduta tra le montagne friulane, dalla macchina e con una connessione gprs extra-pacco. Un paio di settimane fa sono stato il primo a smontare uno "scoop" del «Nouvel Observateur» su Roberto Saviano: stavo dando sul terrazzo un aggrappante per preparare il pavimento alle nuove piastrelle, tutto zozzo, ma tra una pausa e l'altra indagavo sulla cosa. Ho chiesto a Saviano cosa stesse succedendo, e subito dopo mi ha risposto smentendo la versione dei francesi. Quelli del «Nouvel» mi hanno telefonato per capire quali informazioni avessi, e dopo 10 minuti aggiungevano una postilla al loro articolo che rimetteva a posto le cose. Qualcosa di inconcepibile fino a pochi anni fa, la rete in questo è magnifica.
Quante e quali fonti consulta quotidianamente un blogger? In quante lingue diverse?
Ho avuto la fortuna di crescere con i quotidiani in casa, mio zio portiere di notte in un bell'albergo di città ogni mattina mi portava Repubblica, e a volte il Corriere, freschi di stampa e soprattutto gratis. Da lì è nata la mia passione per l'informazione, da quindicenne o giù di lì. Se non fosse stato per mio zio, forse oggi non sarei un blogger, e questo è il pezzo strappalacrime dell'intervista. Quindi, la mia giornata parte dai quotidiani. Ne compro ogni giorno, 1, 2, 3, nei giorni caldi anche di più, poi magari nemmeno li leggo. Potrei trovare tutto Online, ma il profumo della carta, la ritualità dell'edicola per me sono fondamentali. Se riesco mi piace anche spararmi la rassegna stampa di Radio 24 o Radio Radicale, e poi via di Web. Blog, quotidiani online (li guardo più o meno tutti, soprattutto vado alla ricerca degli articoli delle versioni cartacee), e poi segnalazioni dei lettori, ricerche, qualche telefonata, diciamocela tutta, è un gran casino. Sì, do spesso un occhio anche alle prime pagine dei quotidiani stranieri (spesso superficialmente, non essendo particolarmente attrezzato linguisticamente), in particolare passo Inghilterra, Usa, Francia, Spagna e Germania, con i grandi classici.
Il blogging è un'attività che richiede impegno e attenzione. Con quali risorse economiche si sostenta un blogger?
Questo è un punto abbastanza dolente. Ho lasciato perdere la classica pubblicità di Google, ho qualche lettore che crede nel mio lavoro e mi sostiene con la donazione via Paypal o via Bonifico. Per fortuna il blog sta crescendo, e man mano mi arrivano richieste di pubblicizzare determinati prodotti, o marchi. Non basta a viverci, ammortizzo soltanto una piccola parte delle spese. Non pensavo, ma tra connessione, hardware, software, bollette varie, quotidiani, riviste, libri e ore di lavoro i costi sono davvero rilevanti. Comunque piangersi addosso non serve, sta a noi blogger trovare nuove forme di sostentamento, c'è un mondo là fuori, ed un pubblico che ci segue, qualcosa inventeremo.
Che differenza c'è con il giornalismo propriamente detto (dal quale puntualmente il blogger prende le distanze nell'immancabile Disclaimer)?
In Italia le distanze sono ancora importanti, ma credo che Blogger e Giornalisti si debbano integrare a vicenda, ad ognuno il suo, ecco. Credo al giornalismo tradizionale, e lo adoro, e adoro ciò che fanno alcuni blogger, provocando, scavando, insistendo laddove certi quotidiani non possono o non vogliono andare. Noi blogger siamo più soli, attaccabili, esposti, in un secondo possiamo ritrovarci senza blog e pagina Facebook, senza spiegazione alcuna, cosa che mi è realmente successa. Ma siamo anche più liberi.
Cosa hanno in comune, invece, il blogger e il giornalista (oltre al fatto di farsi involontariamente dei nemici)?
La curiosità. La faccia tosta. La presunzione che il proprio lavoro cambierà le cose.
Ha mai deciso di censurare una fonte pervenuta al Suo blog?
Oddio, in questo un blog non è accostabile alla classica redazione giornalistica. Pubblico solo ciò che voglio io, quindi... A volte mi è capitato però di cancellare o filtrare alcuni messaggi particolarmente offensivi, o contenenti minacce nei miei riguardi.
Un blogger deve saper leggere e scrivere; aver grande dimestichezza con internet e i suoi strumenti; conoscere l'html a un livello almeno medio. Cos'altro è necessario?
Creatività. Creatività. Creatività.
Quale piattaforma: Blogger, WP, ecc.? Che differenza fa la tecnologia rispetto al risultato finale?
Come spesso accade è il contenuto ad essere determinante, non il contenitore. Io uso Blogger, semplice ed immediato. Non molto chic, ma ci si può divertire, rendendolo meno "standard".
Quanto è importante per un blogger riuscire a catturare l'attenzione dei lettori su una gran quantità di spazi (FB, Twitter, BlogBabel) oltre a quello della mera pagina del proprio blog?
È importante, ma dev'essere una naturale conseguenza di un lavoro di qualità svolto sul proprio blog. Tutto parte da lì, per poi diramarsi all'esterno. I social network possono veicolare un articolo a grande velocità, creare dibattito, interesse. Ma ancor più importante è essere credibili, costanti, fantasiosi, e perché no essere citati da altri media e da siti famosi.
I blog che più hanno successo nella rete sono quelli che più sono lontani dalla definizione della Wikipedia: "sito internet, generalmente gestito da una persona o da un ente, in cui l'autore pubblica più o meno periodicamente, come in una sorta di diario online, i propri pensieri, opinioni riflessioni, considerazioni". A pochi interessa il diario di uno sconosciuto, mentre a molti interessa un blog tematico vivace e denso di novità (dove ci sia meno spazio per la riflessione rispetto all'aggiornamento).
Già, quella definizione appare obsoleta, macchinosa. I blog più seguiti sono quelli che riescono a scavarsi una propria nicchia, tra risate, cattiverie, scoop, follia creativa, qualsiasi sia l'argomento. E sì, anche il "diario di uno sconosciuto", se fatto bene, può avere successo.
Sembra che oggi per avere successo un blog debba per forza parlar male della destra di governo. È così? Perché?
Certo chessì! È magnifico parlare male di questo Governo, la quantità di materiale fornita è enorme, c'è solo l'imbarazzo della scelta. Ma farlo bene non è semplice, ci vuole intuito, bastardaggine, ma soprattutto pazienza: bisogna documentarsi, studiare le leggi, gli archivi, rendere masticabili e divertenti concetti di per sé pesanti, difficili. E comunque sarebbe di una noia mortale dedicarsi quotidianamente a questa opposizione, per certi versi peggio dei partiti di Governo, noiosa, incapace, vecchia, immobile. Non merita la nostra attenzione.
In definitiva, qual è il segreto del successo di un blog di successo? È insomma vero che "chiunque può diventare un blogger di successo"?
La rete è estremamente meritocratica, tutti possono diventare blogger di successo, pochissimi lo diventeranno. Ma non devi chiedere a me, il mio è un pessimo blog, per questo raccomando di non leggerlo.
(10 maggio 2010)
martedì 4 maggio 2010
Per passione e per scelta. Intervista a Daniele Sensi
Daniele Sensi, 34 anni. Professione: blogger. Si può dire così?
Blogger, sì.
Blogger: una professione, una passione o una vocazione?
Una vocazione che se esercitata con passione può farsi professione.
Nel blogging sembra essere fondamentale la rapidità: in pochi minuti si concepisce uno scoop, si annuncia l'indagine, si dà la risposta. Come passa la giornata un blogger?
Io in genere non annuncio mai le mie indagini sino a che non ne ho pubblicati i risultati, proprio per via di quella fondamentale rapidità: la concorrenza tra blogger è agguerrita, quindi il rischio che altri ti brucino lo “scoop” è elevato. Giornata: lettura dei titoli delle principali testate online e dei blog che trattano temi simili al mio onde evitare, nella successiva lettura delle fonti (tramite Google Reader) e del materiale giunto per email, di andare a postare notizie già liberate nella blogosfera. Stesura e pubblicazione di eventuali post, lettura di selezionati giornali e blog esteri da cui trarre eventuali traduzioni, un po' di attività sui social network e segnalazione (nel mio caso specifico), tramite gadget Delicious sul lato destro del blog, di quei post e di quelle news cui non ho nulla da aggiungere. Il tutto, ciclicamente, ripetuto più volte nel corso del giorno. Di sera, risposta alle email non urgenti pervenute nel corso della giornata e consultazione delle statistiche Google Analytics.
Quante e quali fonti consulta quotidianamente un blogger? In quante lingue diverse?
Le mie fonti fisse (che ovviamente mi guardo bene dal rivelare) sono italiane e francesi. Poco meno di un centinaio (sembrano tante, ma il lettore feed ne velocizza la consultazione).
Il blogging è un'attività che richiede impegno e attenzione. Con quali risorse economiche si sostenta un blogger?
A parte i banner Adsense e saltuarie collaborazioni strappate agli organi di informazione tradizionali, l'unica risorsa è la pazienza.
Che differenza c'è con il giornalismo propriamente detto (dal quale puntualmente il blogger prende le distanze nell'immancabile Disclaimer)? Cosa hanno in comune, invece, il blogger e il giornalista (oltre al fatto di farsi involontariamente dei nemici)?
Il giornalista tradizionale, per quanto precario, in genere se la passa economicamente meglio di un blogger, che però forse ne guadagna in indipendenza e libertà. Tuttavia molti giornalisti spesso hanno un proprio blog, alle cui pagine affidano ciò che non possono o non vogliono scrivere altrove. Così come diversi blogger spesso collaborano con la carta stampata. Se si considera inoltre che esistono pessimi blogger a fronte di ottimi giornalisti, direi che valgono i casi specifici e che analizzare comparativamente le due “categorie”, come fossero uniformi e chiuse una all'altra, è sbagliato. Tanto che sovente giornali e blog operano in mutuo scambio.
Ha mai deciso di censurare una fonte pervenuta al Suo blog?
Censurare significa non pubblicare ciò la cui pubblicazione era stata assicurata ad altri. Io scelgo e seleziono il materiale che mi giunge. Non è censura: è quella che in una redazione tradizionale verrebbe definita “linea editoriale”.
Un blogger deve saper leggere e scrivere; aver grande dimestichezza con internet e i suoi strumenti; conoscere l'html a un livello almeno medio. Cos'altro è necessario?
Curiosità, costanza, onestà e buongusto.
Quale piattaforma: Blogger, WP, ecc.? Che differenza fa la tecnologia rispetto al risultato finale?
Se si opera in self hosting, meglio Wordpress (soprattutto per il più rapido caricamento delle pagine). Altrimenti meglio Blogger, perché la versione di secondo dominio di Wordpress offre scarsi margini di personalizzazione e di intervento sul codice, nonché banda e spazi limitati (avere un blog supervisitato non serve a molto se poi le sue pagine diventano irraggiungibili per superata soglia di banda mensile). Di default, la piattaforma blogging di Google può apparire meno professionale, anche esteticamente, rispetto alla sua maggiore avversaria. Ma intervenendo sul codice (e del codice di un blog ".blogspot" può essere modificata ogni singola linea) si possono raggiungere eccellenti risultati.
Quanto è importante per un blogger riuscire a catturare l'attenzione dei lettori su una gran quantità di spazi (FB, Twitter, BlogBabel) oltre a quello della mera pagina del proprio blog?
I social network possono aiutare a fidelizzare i propri lettori e, soprattutto, a dirottare traffico sul blog.
Sembra che oggi per avere successo un blog debba per forza parlar male della destra di governo. È così? Perché?
Mica solo oggi: anche le radio libere erano per lo più di sinistra, e, prima di loro, per lo più di sinistra erano pure i primi giornali che uscivano dai ciclostili. Immagino che però il discorso fosse diverso nei paesi del blocco socialista, così come senz'altro è ancora in parte diverso in Cina o a Cuba. Una naturale, costante ed ovvia tendenza fa sì che gli spazi di informazione alternativi vengano colonizzati dall'Alternativa, appunto.
In definitiva, qual è il segreto del successo di un blog di successo? È insomma vero che "chiunque può diventare un blogger di successo"?
Il segreto per un blog di successo non lo conosco. Per farsi notare è però necessario che un blog emergente offra, ancor prima che commenti, notizie, anche molto targettizzate, che nessun altro offre.
(4 maggio 2010)
lunedì 19 ottobre 2009
A. Fini-M. E. Cicognini (a cura di), Web 2.0 e social networking, ed. Erickson, 2009
Web 2.0 e social networking, a cura di A. FINI E M. E. CICOGNINI (ed. Erickson, 2009) è il titolo del nono numero della collana “I quaderni di Form@re”, imperniata sul tema dell’e-learning. Questo numero si concentra sulle peculiarità del Web 2.0 (quel tipo di interazione in rete nel quale gli utenti hanno un ruolo attivo di produzione e condivisione dei contenuti, piuttosto che di sola fruizione), cercando di rispondere alle domande: il Web 2.0 consente significative opportunità di apprendimento? Può trasformarsi in e-learning 2.0? Se sì, sotto quali vincoli e condizioni?
Due sono gli assunti fondamentali di questo libro:
1. il mondo digitale c’è già, esiste, è una realtà e come tale ha già i suoi componenti: rappresentazioni, abitanti, comportamenti, prassi e dinamiche sociali, strumenti e linguaggi;Il punto di partenza è dunque il dato di fatto dell’impossibilità per la formazione di rinunciare a queste tecnologie. Presupposto che implica cautela: perché se è vero che da un lato si parla di “saggezza delle masse” per indicare che un vasto insieme di “agenti intelligenti” (gli utenti della rete) può generare conoscenza di elevata qualità – dall’altro a tale visione ottimistica va contrapposto l’esito talvolta (e non di rado) caotico dell’accumulazione di una massa di informazioni contrastanti e prive di organizzazione (che denota non già la saggezza, ma la “stupidità della folla”). È un esempio piuttosto eloquente di entrambi i fenomeni (ovvero di quelle spaventose oscillazioni che internet può offrire) lo sviluppo di Wikipedia: che da una parte è in grado di reggere il confronto con la prestigiosa Enciclopedia Britannica (uno studio recente ne ha equiparato l’accuratezza), ma d’altra parte offre un sapere eterogeneo, non organizzato e con alti picchi di imprecisione. Chi si occupa di formazione deve dunque essere lungimirante, ma non può non essere scettico di fronte a certi limiti oggettivi; limitare il “rumore di fondo” dello scambio incontrollato di informazioni per far sì che meglio emergano i contenuti significativi è il suo primo obiettivo.
2. la formazione, come tutti i comparti del sapere, è inserita in tale mondo, ne fa parte con nuove opportunità che dovrebbe essa stessa trainare, e invece da cui è spesso trainata, o sopraffatta (p. 12).
L’aspetto originale del libro, tuttavia, non è l’analisi di queste considerazioni teoriche, bensì l’esame del comportamento di una comunità 2.0 di utenti, per oltre un anno, al fine di osservarne le dinamiche di apprendimento e desumerne la trasferibilità al lifelong learning (formazione permanente). L’esperienza di e-learning 2.0 si è svolta in un contesto post-universitario, relativa a un gruppo di insegnanti interessati al tema delle tecnologie per l’apprendimento, cui lo strumento informatico di interazione (LTEver) è stato fornito dal Laboratorio di Tecnologie Educative (LTE) dell’Università di Firenze. Il libro è corredato da una serie di schede finali (nelle quali si condensano gli approfondimenti più significativi); da un glossario che mette il cognitive walkthrough, la folksonomia, il podcasting e la syndication a portata di mano anche del lettore profano; infine, da una serie di grafici, foto e link a siti web di riferimento che ne aumentano la chiarezza espositiva.
(«il Recensore.com», 17 ottobre 2009)
Iscriviti a:
Post (Atom)
Modulo di contatto
Etichette
aforismi
Alex Zanotelli
altrui cose
Ambiente
Bambini
Bauman
Bellet
biografia
Brunetta
Bullismo
C'è un sole che si muore
Carlo Sini
Cinema
Claudio Fava
Claudio Fracassi
ControCorrente
Daniele Sensi
Desaparecidos
Diego De Silva
Dio perverso
Dipendenze
disabilità
don Andrea Gallo
don Luigi Merola
don Paolo Farinella
e-book
Economia
Educazione
Ennio Remondino
esercito
Etica d'impresa
eventi
Facebook
Fantascienza
Filosofia
Filosofia della scienza
Foto
Fumetti
Galapagos
Geografia
Giochi
Giulietto Chiesa
Giuseppe Miserotti
Giuseppe Onufrio
Goffredo Fofi
guerra
Guerra e pace
Hegel
Heidegger
i piccoli
Idiosincrasie
Il Partito dell'Amore
il telefonino
Illich
Immigrazione
In che mondo viviamo
Incendi in Russia
Internet
L'azzardo del gioco
L'economia come la vedo io
La Chiesa che non capisco
La guerra è guerra
La piaga del nucleare
La verità cammina con noi
le cose si toccano
Letteratura
lettere
Levinas
Libertà di stampa
Linguaggio e realtà
Luciano Gallino
Luigi Zoja
Mafia
Malainformazione
manuali
Marx
Massimo Cacciari
Massimo Scalia
Massoneria
Matematica
Maurizio Torrealta
Mondo
Morin
Musica
My Last Slating
Noir&Giallo
Novità
Nucleare
Pancho Pardi
Panikkar
Paolo Scampa
Parcheggiatore abusivo
pedagogia
Pietro Barcellona
Pippo Civati
Pirateria somala
poesia
Politica
psicologia
Pubblicità
Racconti e poesie
Religione
Riccardo De Lauretis
Roberto Carboni
Scienza
Scuola
Scusi può ripetere?
Sergio Manghi
Società
sport
Stefano Santasilia
Storia
Teatro
Tecnofollie
Tonino Drago
Vincenzo Pepe
Virtù del pubblico - Vizi del privato
Vito Mancuso
War
Powered by Blogger.


