Visualizzazione post con etichetta Musica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Musica. Mostra tutti i post

martedì 30 dicembre 2014

Alpha Impact. Il sound dirompente del rap napoletano


Sant’Antimo (NA), palestra della Scuola “Nicola Romeo”, 28 dicembre 2014. Sono passate da poco le otto e un centinaio di persone - moltissimi giovani, accorsi anche da altri paesi - sta aspettando l’inizio del concerto di rap napoletano che culminerà con le performance di Enzo Dong e Ivan Granatino. Qui incontriamo gli Alpha Impact (canale YouTube: https://www.youtube.com/user/AlphaImpactOfficial), formazione napoletana emergente, quartiere Vomero, composta da Davide Capone ("Dandi", come il personaggio di “Romanzo criminale”), Giuliano Fornasari (“Spillo MC”) e Fabio Capasso (“Asso”), in attesa di incidere il primo disco. Giovanissimi, classe ’95, e già tante cose da dire, tanti tabù da scuotere, tante storie da raccontare. Ne parliamo con Spillo MC e Dandi.

Da cosa nasce il nome?
Da una casualità: cercavamo un nome che desse un’impressione forte, un “impatto”, appunto; allo stesso tempo volevamo che manifestasse internazionalità, da cui la scelta dell’inglese. “Alpha Impact” (il cui logo è un meteorite) fa pensare al “primo impatto”, con tutta la voglia che abbiamo di colpire con la nostra musica il mondo del rap. In un nostro pezzo cantiamo: “Alpha Impact / Cosa vorrà dire mai / Impatto iniziale / Olfatto animale / Scatto massimale mai”.
Una crew napoletana dal nome inglese che canta in italiano. Quale anima si nasconde dietro quest’aspetto multiforme?
La musica per noi è mettere insieme più cose, anche diverse. Più stili musicali, più lingue, più linguaggi, dall’inglese globale dei marchi che ci inseguono dovunque (Gmail, iPhone, ecc.) a quello della strada in cui camminiamo, o perfino della filosofia. Parte tutto da qui: più cerchiamo di parlare della nostra città, più ci rendiamo conto che è impossibile farlo senza restituirne i colori, la vivacità, la ricchezza. Più cerchiamo di essere fedeli al “locale”, più veniamo proiettati sul piano globale.
Domanda di rito: viene prima la musica, o il testo?
Per questa domanda ci vuole una risposta “di rito” (che però è quella vera): a volte è un certo beat che ti ispira a comporre un testo; altre volte hai in mente delle parole, delle rime, delle immagini che ti spingono a cantare con un determinato ritmo. È chiaro che spesso è la spinta a parlare di un argomento, a sfogarsi, a tirar fuori la rabbia o semplicemente il dissenso nei confronti di qualcosa, la molla che scatta per prima. Ci sarebbe poi un terzo modo, più raro, che è quello di creare un pezzo improvvisandolo magari su un giro armonico con la chitarra, su spunto del nostro DJ, Luca Leonbruno. Ma poi la musica è spontaneità. Chi vuole scoprire cosa succede… è invitato a partecipare alle nostre prove.
Quante canzoni avete scritto al momento?
Tantissime, diverse decine. Suoniamo insieme ormai da quattro anni, abbiamo scritto pezzi sulla nostra città, come dicevamo, sugli stati d’animo, sugli anni che passano. E poi c’è l’autocelebrazione, aspetto che nel rap è quasi d’obbligo: esaltare se stessi, la propria bravura nel rappare, anche improvvisando, fino alla denigrazione degli altri. Un po’ come nella pubblicità comparativa, che in Italia non va molto ma che negli Stati Uniti - la patria del rap - è un’abitudine. Tecnicamente si chiama dissing: dileggio anche fino all’offesa dell’avversario (musicale), ma mai fine a se stesso, sempre con lo scopo dell’autocelebrazione.
Un assaggio prima del concerto?
(Dandi e Spillo MC si alternano nel cantare a tempo): “È come oltraggiarmi sai faccio sul serio / perché tra gli inganni questo è il mio rimedio / gli affari le pare lo sfogo lo sclero / sono Schopenauer e qui cade il velo. / Alpha impact ti saltano i timpani se vedi il più forte fra linkami / non siamo alla pari ma impari valanghe di rime ti ripari. / Siamo ciò che nasce dopo il bing bang / siamo ciò che cresce come cime / siamo ciò che ne esce dagli extraterrestri in perfetta fusione con le scimmie”.
Avete fondato questa crew a quindici anni. Come nasce il fascino per questo tipo di musica?
Il rap è un tipo di musica che - a differenza di tutti gli altri - ti invita subito a partecipare in prima persona. Ascoltare e rappare con parole tue è quasi un unico movimento. Se hai qualcosa dentro, che magari volevi tirar fuori e non sapevi come… con il rap è impossibile tenerla rinchiusa. Viene subito fuori. Il rap in altri termini è più un richiamo che una scelta.
Cosa volete dire ai vostri fan?
Vi vogliamo bene e, se vi piacciono le nostre canzoni, continuate a supportarci. Saremo di nuovo sul palco, per tutta la notte, al BlueNight di Napoli, a San Martino, il 24 gennaio prossimo.
Per chiudere: il rap in cinque parole.
Pratica, allenamento, costanza, fratellanza, ispirazione e, sì, anche spiritualità.
Sono sei.
Ma non è colpa nostra: è il rap che è sempre one step ahead.
(«Pagina3», 30 dicembre 2014; «Il Caffè», 23 gennaio 2015)

lunedì 2 luglio 2012

Kasabian: Velociraptor! Una passeggiata veloce fuori dal rock

È vero che il nuovo assoluto non esiste; così che gran parte del lavoro e del merito di chi al nuovo si candida consiste nel raccogliere il testimone di chi lo ha preceduto e nel rigenerarne l'eredità, rendendola attuale. Tuttavia il ricombinare vecchi elementi in un miscuglio qualsiasi non basta a creare la novità: l'esito è magari gradevole ma di qui a potersi definire originale ce ne corre.

lunedì 2 aprile 2012

La musica e la montagna. Intervista a Pietruccio Montalbetti


Pietruccio Montalbetti è chitarrista e leader dei Dik-Dik, storico gruppo pop italiano. Dopo le prestigiose collaborazioni musicali con Lucio Battisti, Rita Pavone, Maurizio Vandelli, si è dedicato all’esplorazione - tenda e zaino - dei posti più belli del pianeta. Ci racconta quest’esperienza nel suo ultimo Sognando la California. Scalando il Kilimangiaro (ed. Aereostella, 2011), un volume agile ma denso di storie e ricchissimo di foto (scattate dall’autore), in cui scopriamo - dietro il viaggiatore - un autore che legge Hofmannsthal e Arendt e gira il mondo in cerca dell’essenziale. L’abbiamo intervistato.

Che effetto fa giungere, a 70 anni, a 6.000 metri di altezza, sulla vetta più alta del continente nero?
Una gran fatica, in verità: solo due mesi fa in gennaio ho compiuto l’impresa “impossibile” di scalare i 7000mt della montagna più alta della catena andina, l'Aconcagua. Fatica, dunque, ma anche una grande gioia: ogni volta che mi accade, mi rendo conto di aver aggiunto un tassello alle mie esperienze di vita interiore.

lunedì 14 novembre 2011

Blues in Apartment. Il primo disco dei Driftin'


“Driftin’... andare alla deriva, ma con stile! Si nasce da una prospettiva e nel tempo si tenta di apportarvi la propria connotazione caratteristica. Così nasce The Driftin’, progetto blues anglo-napoletano, radicato nella nostra terra mentre guarda il mondo da una prospettiva blues. Luogo di forza acustica e ironia scanzonata, si inserisce in quel solco aperto dall’old blues e ripreso nelle sue contemporanee interpretazioni, per assumere il volto delle affascinanti e ironiche letture della Napoli Blues. The Driftin’ è un po’ andare alla deriva ridendo e con quell'autoironia che da sempre ci contraddistingue come persone, come musicisti, come popolo”.

Così si presentano i Driftin’, duo casertano che suona il blues. E che ha appena pubblicato il suo primo album, scaricabile gratis da internet all’indirizzo http://www.driftin.it/. Presentiamo qui un’intervista doppia in stile “Le Iene”. Cui manca il video, ma non la simpatia. Buona lettura.

Nome?
Stefano Santasilia
Alessandro Giordano
In arte?
Don Angelito
The Boss

martedì 18 maggio 2010

Maurizio Capone e i Bum Bum Trakk


Sabato 10 aprile, ore 21. Più di trecento persone nell'auditorium della scuola "Nicola Romeo" di Sant'Antimo per il concerto di Maurizio Capone e i BungtBangt. Lo spettacolo, patrocinato dall'amministrazione comunale nelle persone del sindaco Francesco Piemonte e dell'assessore alla cultura Maria Di Donato e organizzato dal responsabile della cultura, Gabriele Capone, con la collaborazione del dirigente scolastico Raffaele Del Prete e del suo staff, è stato un momento di gioia, di unione e perfino di crescita per la comunità santantimese.
Perché, a ben vedere, è stato più di un concerto, più di uno spettacolo. Un po' per la riflessione intrinseca ai BungtBangt, che suonano con strumenti costruiti da loro con materiali solitamente considerati di scarto: un pezzo di parquet, una vaschetta di gelato, una scopa munita di elastico da sarta, che suona come una chitarra elettrica distorta ("la scopa di Jimi Hendrix": così Capone la presenta dal palco); un po' per i continui messaggi lanciati dalla band tramite il testo delle canzoni e i frequenti interventi a braccio del frontman; un po' anche per il coinvolgimento che la musica ha scatenato nella platea, provocando la partecipazione e l'entusiasmo di persone d'ogni età.
La serata si è aperta con i Bum Bum Trakk, gruppo di giovanissimi di Sant'Antimo che suonano con Maurizio Capone durante tutto l'anno. Capone parla molto dei ragazzi, vede in loro non solo la speranza generica di un futuro migliore, ma anche la fertilità data dalla capacità di appassionarsi. Ecco che la musica si presenta come passione, come strumento per un'educazione che sia voglia di vivere e di vivere bene, che desideri la vita intesa come promozione umana a tutti i livelli e non come mera compulsione a consumare beni. La rivoluzione pacifica dei BungtBangt non consiste, val la pena chiarirlo, in un rifiuto dell'industria e del cosiddetto progresso, ma nella presentazione di una possibiltà di essere liberi e felici anche con poco, di appassionarsi alla musica a partire da quello che si ha, in particolare da ciò che in genere si considera spazzatura (e facendo piazza pulita, allo stesso tempo, di tanta musica-spazzatura, condiscendente e stereotipata). Il sogno di Capone e del suo gruppo, cantato in apertura dell'ultimo disco, Dura lex, è un sogno di libertà, di creatività, di vitalità. Cantano "l'Africa nel DNA", contro la volgare stupidità del razzismo, e hanno il sound del progressive inglese e dei Sonic Youth di Goo. La loro musica lascia entusiasti, pensierosi e anche frastornati, come dopo aver ricevuto una gragnuola di colpi. O, come diciamo dalle nostre parti: bungtbangt.