Visualizzazione post con etichetta pedagogia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pedagogia. Mostra tutti i post

giovedì 19 marzo 2015

M. Lancini, Adolescenti navigati. Come sostenere la crescita dei nativi digitali, ed. Erickson, 2015

Forse non ce ne siamo accorti, ma nel volgere di una generazione tutto è cambiato: la scuola da selettiva si è fatta inclusiva, la famiglia ha assunto forme inimmaginate e variopinte (al punto che oggi, per caratterizzare quella costituita da un uomo e una donna con figli, occorre specificare “tradizionale”), le onnipresenti connessioni hanno trasformato in virtuali molte delle nostre relazioni e i nati di oggi (o meglio, quelli degli ultimi quindici anni) sono… digitali. In realtà ce ne siamo accorti eccome; ma ciò non ci ha aiutato a capire meglio questi stravolgimenti, soprattutto riguardo alla cosa più incomprensibile di tutte: l’adolescenza, che oggi - oltre ad essere il solito mistero - è anche una preoccupazione, per l’ambiguità e la potenziale pericolosità dei rapporti e dei mezzi di comunicazione informatici. Per educare i propri figli ci vuole la giusta miscela di controllo e di fiducia, si dice, e non v’è dubbio che sia così. Ma è davvero tanto facile a farsi quanto a dirsi?
Matteo Lancini - psicologo e psicoterapeuta, docente dell’Università di Milano Bicocca - forte dell’esperienza maturata a contatto con i giovani e con le famiglie, cerca di far chiarezza in un ambito intrinsecamente oscuro, quello di un’età - l’adolescenza, appunto - dove le cose non sono chiare nemmeno a chi le vive. E dove alla confusione si aggiunge quella dei media, che oscillano schizofrenicamente da descrizioni dei nativi digitali come di individui precoci dall’apprendimento sorprendentemente rapido a immagini delle nuove generazioni come immature in blocco. Nell’ottica di fornire ai genitori preoccupati delle chiavi per decifrare i fenomeni e dei suggerimenti per partecipare alla vita dei propri figli senza invadenza e, soprattutto, senza acritici giudizi a priori. Dal ritiro sociale alla sovraesposizione virtuale, dal trattamento delle dipendenze da internet all’esigenza di autorevolezza, un libro che può essere di grande aiuto. Tanto ai padri quanto ai figli.


M. Lancini, Adolescenti navigati. Come sostenere la crescita dei nativi digitali, ed. Erickson, 2015.

(«Mangialibri», 19 marzo 2015)

lunedì 27 ottobre 2014

A. Moè, G. Friso, L’ora dei compiti, ed. Erickson, 2014

I compiti a casa possono essere un grosso problema, come ben sanno i genitori di bambini in età scolare. Si oscilla dall’eccesso di considerarli come qualcosa di superfluo e ingombrante da fare il più in fretta possibile (magari al posto del bambino, per poi mandarlo subito a giocare) a quello opposto, in cui la perfezione dei compiti a casa è lo specchio che rivela la bontà di quanto appreso a scuola. Sono troppi? C’è bisogno dell’aiuto di un docente privato? Ci si fa mille domande al riguardo e si finisce spesso per porsi la domanda cruciale: siamo buoni genitori? Stiamo facendo davvero tutto il possibile per nostro figlio?
Al di là delle apprensioni, delle esagerazioni e delle caricature, quello dei compiti a casa è effettivamente un punto nevralgico per l’educazione del bambino. Se da un lato è impossibile rinunciarvi (insegnanti e pedagoghi non cessano di domandarsi se sia possibile rimuoverli tout court dalla scuola; tuttavia essi continuano a costituire un momento indispensabile di autonomia nell’apprendimento), d’altro canto si dovrebbe evitare di sovraccaricarne l’importanza, investendo anche il bambino di responsabilità eccessive. Angelica Moè, docente di psicologia e Gianna Friso, psicologa, offrono un manuale semplice ad uso dei genitori (non solo di quelli in difficoltà: i compiti a casa sono un problema di tutti), dal taglio pratico tipico delle edizioni Erickson, ricco di tabelle e immagini esplicative. In appendice, alcuni strumenti utili per lo studio, a uso dei ragazzi.



A. Moè, G. Friso, L’ora dei compiti. Come favorire atteggiamenti positivi, motivazione e autonomia nei propri figli, ed. Erickson, 2014, pp. 133, euro 14,50.

(«Mangialibri», 23 ottobre 2014; «Pagina3», 27 ottobre 2014)

sabato 3 maggio 2014

A. Augelli, In itinere. Per una pedagogia dell’erranza, ed. Pensa Multimedia, 2013

Nel nostro mondo “liquido”, sempre più incline alla produzione di stimoli diversi in lassi di tempo sempre più compressi (che si riverberano in frammenti di un’esperienza - se non si vuol dire “caotica” - quanto meno “caleidoscopica”), la vita dell’uomo si fa eclettica e progredisce in un modo molto diverso dal passato.
Se prima la linea retta (e dunque il cammino, progressivo in una certa direzione, seppur variabile e parzialmente imprevedibile) si mostrava adatta a rappresentare l’itinerario dell’uomo nel suo sviluppo personale, oggi questa immagine cede il passo a quella dell’“erranza”, più idonea a descrivere il procedere degli uomini (in un modello occidentale che tende sempre più a diventare globale) attraverso la rete, l’informazione multimediale, l’e-learning ecc., dove ogni cosa (un video, una canzone, un testo scritto) è occasione d’incremento del bombardamento mediatico cui l’uomo è costantemente sottoposto.
Quale pedagogia si può dare in questa erranza?