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lunedì 23 maggio 2016

Enrico Cetta, Election Day, ed. Sensoinverso, 2015

Max Bettencourt è un investigatore privato; forse non il migliore in circolazione, ma nemmeno il peggiore, il che lo porta a un atroce interrogativo: come mai, in una metropoli caotica, problematica e sovraffollata come la New York della fine del ventunesimo secolo, nessuno sembra aver bisogno dei suoi servizi? Questo almeno sembra dire il suo portafogli. Ma non si butta giù, anzi: lascia che siano le sigarette e l’alcol a farlo per lui. Al punto che, quella mattina, si decide ad andare in ufficio con quasi tre ore di ritardo: lì lo attende Annette, la sua robosegretaria modello C-12, che gli fa notare che la sua agenzia non ha futuro, se si permette il lusso di far attendere tanto i suoi clienti. Ha detto proprio così: “clienti”. Una parola che non sentiva da tanto tempo, e quasi non può credere ai suoi occhi quando si ritrova davanti quella donna così bella, Melanie Stuart, venuta in rappresentanza del signor Clive Markinson - titolare della Markinson Unlimited, il maggior fornitore di tecnologia bellica dello stato - a proporgli l’ingaggio forse più importante della sua vita: Markinson, infatti, oltre che noto filantropo, è attualmente in corsa per le elezioni presidenziali; e non fa bene al consenso avere un gruppo di fanatici come Artiglio Nero che terrorizza la popolazione degli Stati Uniti da oltre due anni...
I punti di forza di questo racconto lungo sono la rapidità dell’azione e il linguaggio scarno che ben si addice a una narrazione che vuol essere, appunto, veloce. I punti di debolezza, purtroppo, vi convivono: le descrizioni sono frettolose, approssimative e stereotipate (siamo in un generico futuro che non è molto diverso dal presente, dove al posto della televisione c’è la olovisione… ricorda qualcosa?). La lingua, d’altro canto, avrebbe avuto bisogno di un grosso lavoro di rifinitura, per evitare i tanti “gruppo terroristico che terrorizza gli USA”, “dieci milioni di abitanti” ripetuto 3 volte in 4 righe, molti tanti troppi punti esclamativi; e non di meno l’ortografia, dove si inciampa in refusi sparsi, doppi spazi, l’intollerabile compresenza delle virgolette dritte ("") accanto a quelle con grazie (“”). A Cetta non mancano né le idee né l’entusiasmo, ingredienti fondamentali della buona scrittura; gli manca però la disciplina che viene tra l’altro dalla lettura onnivora (non limitata alla letteratura di genere) e dalla giusta guida che gli ricordi quanto abusata sia ad esempio l’espressione “un mare di pensieri si agitava dentro di lui”. Quindi, male stavolta: ma nulla esclude - è anzi auspicato - che la prossima volta vada meglio.


Enrico Cetta, Election Day, ed. Sensoinverso, 2015.

(«Mangialibri», 23 maggio 2016)

sabato 19 dicembre 2015

AA.VV., Non di solo pane, ed. RiLL, 2015

Tocca prepararsi. Dev’essere tutto perfetto. D’altronde, se inviti a cena “Il Perfetto”, non puoi non esserne all’altezza. E ora Dio sta per arrivare. A momenti busserà. Domanda cruciale: la carne sarà permessa? Ma poi era stato tutto così facile: un messaggio in chat via FaceBook. E Lui aveva accettato subito, senza farsi pregare… Mattinata tra amici, al bar, con vodka e panna sintetica. “Finta”, se si preferisce. Non è che si possa pretendere di più, se si è già abbastanza fortunati da aver scampato l’ultima guerra nucleare. Non per questo, però, ci si deve poi rassegnare a morire di noia: così, quando viene fuori - tra chiacchiere e spinelli - di andare a riprendersi “l’Olonnese”, con le buone o con le cattive, l’idea sembra perfino attraente, proprio come una missione suicida... «Spinaceto: sono stati segnalati sciami di ratti in fuga in via Ettore Arena»: è la radio che lo annuncia. Bel problema per una città come Roma, che non avrebbe bisogno di aggiungerne un altro ai mille che ha già. E mentre i più intellettuali litigano su quanto si tratti di una punizione divina per la cattiva coscienza dell’uomo, ovvero soltanto di una questione da affrontare scientificamente, la situazione si fa critica: sarà pur vero che le problematiche ci saranno in eterno, ma il problema va risolto subito…
Ciò che trasuda da questa antologia, fin dalla prima pagina, è l’entusiasmo. Quello degli organizzatori del XXI Trofeo RiLL (Riflessi di Luce Lunare), riservato ai racconti fantastici, giunti con questa alla tredicesima pubblicazione in volume; e quello degli autori, che hanno partecipato in tanti (anche da oltreoceano) con contributi di qualità e originali (pur nell’inevitabile ricorrere di qualche tema: come la mistificazione del cibo, l’olografia, la divinità). Tra chi la butta in metafisica e chi fa il verso al cyberpunk di Sterling e Gibson, le storie sono godibili e ironiche fino a momenti di ilarità. Il libro è diviso in tre sezioni: 1. contenente i primi cinque classificati; 2. con dei racconti premiati dall’estero, nell’ambito di concorsi con i quali RiLL interagisce; 3. “Sfida”, nella quale rientrano gli autori già premiati in edizioni precedenti, “costretti” a scrivere storie con vincolo (in questa edizione era: “Una perfetta esecuzione”). Insomma, un’opera composita che rivela un lavoro di sfondo articolato e ben fatto. Contiene l’estratto del Bando della XXII edizione (scadenza: 21 marzo 2016).


AA.VV., Non di solo pane, ed. RiLL, 2015.

(«Pagina3», 19 dicembre 2015)

sabato 6 giugno 2015

D. Titta, Sempre meglio della realtà, ed. Casasirio, 2015

«“Cosa c'è lì dentro?” “Lo vedrà.” “I demoni cercavano di sintetizzare la proteina che rende gli yubu immuni all'X9?” rilanciò Millirebion. “Non saprei se si tratti di una proteina. Comunque sì. Da allora gli yubu considerano questo luogo infestato. È l'antro dei mostri, una zona di quarantena, non troppo dissimile dai lazzaretti che sono sorti alle periferie delle nostre città durante il primo periodo della Psicoinvasione, rammenta?” Proseguirono nel ventre della terra sino a quando il chiarore proveniente dall'esterno si spense del tutto. Tese l'orecchio. Dal profondo si udivano rumori metallici, ticchettii, come il meccanismo di un orologio che si inceppi a ogni scatto. Elena parlo: “Non abbia paura. È strano, ma scendendo tornerà la luce.”»

mercoledì 11 marzo 2015

Daniele Oberto Marrama, Il ritratto del morto, ed. Cliquot, 2015

Ci sono certi discorsi tra amici che suscitano l’ilarità o lo scetticismo; spesso per imbarazzo o per malcelata impotenza a venirne a capo. Uno di questi è il sovrannaturale: chi può affermare di poter parlarne con cognizione di causa? Eppure, cosa succederebbe se uno degli amici, d’improvviso, sostenesse di conoscere l’argomento… per esperienza personale? Il “pazzo” è stato rinchiuso nella sua cella e messo in condizioni di non nuocere, né a sé né ad altri. Dà di matto se si spegne la luce ed è restio a lasciarsi avvicinare dai medici: è convinto che siano buoni soltanto a “segare ossa”. Lui però forse potrà capirlo: è uno scrittore, e gli scrittori sono disposti a credere a quello che - agli occhi della ragione - può sembrare incredibile… Il dottor Arsenius è un misantropo, si sa: detesta gli uomini - che in nessun caso si sognerebbe di definire “suoi simili” - quanto ama la scienza. Non è la presunzione delle sue qualità a rafforzarlo in ciò, quanto la reiterata constatazione dell’altrui meschinità. Eppure: chi può veramente ritenersi immune dalla bestialità umana?
Daniele Oberto Marrama (Napoli, 1874-1912) fu avvocato e giornalista (collaborò tra l’altro con “Il Mattino” e “Il Giorno”), autore di scritti anarchici contro la monarchia e di una raccolta di versi in dialetto. Nonostante siano chiaramente datati (e dotati della suspense tipica di un secolo fa) questi racconti “fantastici” o di “protofantascienza” tengono incollati alla pagina, anche quando il lettore smaliziato è in grado di capire che si tratta di un finale annunciato. Un autore e un’opera che meritano certamente una riscoperta. Con una bella Prefazione di Gianfranco De Turris e la Prefazione di Matilde Serao alla prima edizione (1907).


Daniele Oberto Marrama, Il ritratto del morto, ed. Cliquot, 2015.

(«Mangialibri», 11 marzo 2015)

sabato 20 settembre 2014

P.K. Dick, R. Nelson, La conquista di Ganimede, ed. Fanucci, 2014

Rudolph Balkani, capo del Dipartimento di ricerche psichedeliche, viene svegliato da una videofonata nel cuore della notte. È niente di meno che il presidente del Consiglio di sicurezza delle nazioni unite: gli alieni hanno appena inviato un ultimatum alla Terra, promettendo progresso e chiedendone la resa incondizionata. Quel dispositivo mentale a cui Balkani sta lavorando da un po’, serve. Adesso. C’è solo un piccolo problema: l’apparecchio agisce su qualunque tipo di mente, in maniera indiscriminata: utilizzarlo per fermare gli invasori extraterrestri potrebbe implicare la “disattivazione” dei cervelli di tutta l’umanità…

lunedì 15 settembre 2014

C. Cattarulla e G. De Marchis, Apocalisse. Alle origini della fantascienza latinoamericana, ed. Nova Delphi, 2014

Una cometa di passaggio in prossimità della Terra minaccia di distruggere il pianeta e di estinguere la vita su di esso. Tra fatalisti, scettici e possibilisti inetti, Martinho sceglie la via dell’azione con un piano preciso: costruire una scala che lo porti in salvo sulla superficie della Luna... Allo scrittore piace starsene in solitudine nella sua mansarda, al di sopra del terzo piano di una grande pensione, dallo splendido panorama. Come tutte le mattine si alza per goderne la vista, quando scopre che il sole, nonostante l’ora sia già tarda, non è sorto… In una giornata come le altre, calda e tersa, resa assordante dal traffico dei tanti veicoli, comincia inaspettatamente a piovere. Ma non è acqua; è rame quello che cade, in una pioggia che fa scintille… In un’era in cui la tecnologia telepatica è già obsoleta, che piange ancora i morti della Terza Rivoluzione del 2030 (quella Sociale, successiva alla Francese e alla Cristiana) ma non è sazia del sangue degli uomini, c’è posto ancora per una Quarta Rivoluzione, per un’ultima guerra… In una sera apparentemente uguale a tutte le altre, con la città illuminata come sempre, vecchi seduti nelle loro abituali poltrone di paglia e gente in attesa dell’inizio di un concerto, improvvisamente si ha la percezione che qualcosa sia successo, e di grave: perché i musicisti ripongono i loro strumenti e vanno via? Che cosa c’era scritto nel biglietto che il cameriere ha consegnato sotto i loro occhi al primo violino?

lunedì 25 agosto 2014

P.K. Dick, La ragazza dai capelli scuri, ed. Fanucci, 2014

Un uomo è sdraiato sul suo letto, da solo, la casa è vuota e mezza distrutta. Non riesce a muoversi né a parlare; non può chiamare aiuto. Finalmente sente delle voci: è un gruppo di poliziotti che si avvicinano e una volta raggiuntolo dicono: “Guardate cosa gli hanno fatto”. Poi lo trasportano in centrale; lui è contento di essere stato trovato; ma il suo corpo rimane rigido… Un adolescente piange desolato, così tanto che a un certo punto avverte il denso scorrere di una lacrima lungo la guancia; così gelido e ardente da fargli venire il sospetto che non si tratti di una lacrima… Un uomo e una donna litigano per un carico di fumo: lei vuole fargli causa e lui, per difendersi, cerca di coinvolgere gli amici, perfino un avvocato; ma di chi può veramente fidarsi? Sembrano essere tutti d’accordo per metterlo alla prova… Un uomo scrive a Dorothy: «È da un po’ di tempo che ho intenzione di scriverti una bella lettera accurata in cui parlarti di Tessa, che amo così tanto e con cui spero di trascorrere il resto della mia vita»; ma poi, più va avanti nella descrizione, più si rende conto che è difficile parlarne davvero: la donna sembra cambiare continuamente, da un giorno all’altro, facendosi sempre più inafferrabile...

sabato 5 luglio 2014

G.F. Pizzo (a cura di), Terra promessa. 10 racconti di fanta-descrescita, ed. Tabula Fati, 2014

In un mondo in cui l’imperativo categorico della morale economica è la crescita a tutti i costi, agli uomini non resta che consumare; usare-e-gettare il più possibile e volentieri; perfino sprecare è cosa buona. In questo mondo riparare, conservare, riutilizzare, non sono solo cose insensate o sbagliate: sono azioni antisociali. Perciò - in un malaugurato futuro (tanto simile al nostro, ça va sans dire) caratterizzato dalla cultura del consumo - il semplice atto di riparare una macchina non è una banale sciocchezza: è un atto sovversivo. E terrorista è colui che lo compie. Qui la decrescita non è solo un modello economico e sociologico alternativo a quello capitalista: è un modo di vivere e di intendere la vita radicalmente differente. È facile rendersene conto visitando l’Area 52, ispirato alla convivialità del pensatore austriaco Ivan Illich, luogo che rimane nell’anima e trasforma la percezione che si ha di se stessi e delle cose. Ma la decrescita - proprio come la crescita - ha i suoi problemi e i suoi “effetti collaterali” peculiari: illuso chi crede che l’una o l’altra possa essere senza conseguenze.

giovedì 19 giugno 2014

A. Huxley, La rivalsa delle scimmie, ed. Gargoyle Books, 2014

In seguito a un’ulteriore, definitiva, guerra planetaria, gli uomini si estinguono insieme alle loro civiltà, lasciando qui e lì in vita brandelli di popolazione mutante e pochi superstiti tra la Nuova Zelanda e una parte dell’Africa. La terra, ormai dominio delle scimmie, è in balia del potere del Male. La rivalsa delle scimmie, capolavoro di Aldous Huxley oggi ristampato dall’editore Gargoyle Books nella nuova traduzione di Claudio Costanzo, è probabilmente la distopia più visionaria del grande scrittore inglese, anche se meno celebre della precedente Il mondo nuovo; la quale ha ispirato certamente opere successive dal grande impatto cinematografico (curioso destino per un romanzo come questo, scritto in forma di sceneggiatura) come Il pianeta delle scimmie.

venerdì 4 novembre 2011

P.K. Dick, Dottor Futuro, ed. Fanucci, 2011


Jim Parsons è un medico. Che si trova nella sua auto teleguidata, in compagnia dell’inseparabile valigetta, quando viene catapultato in un futuro che non è semplicemente diverso dalla sua epoca, ma rovesciato: lì l’esercizio della professione medica è vietato e chi tenta di salvare una vita umana dalla morte certa... deve vedersela con la legge.
Inizia così Dottor Futuro di Philip K. Dick (ed. Fanucci, 2011). Con il protagonista che ascolta attonito il suo giudice, che l’ha appena condannato all’ergastolo su una colonia marziana, spiegargli che il primo obiettivo della loro società è mantenere stabile la popolazione, per cui un nuovo bambino può essere “autorizzato” a nascere solo a fronte della morte di qualcuno: in un certo senso, dunque, la morte non è negazione della vita, ma preludio.