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martedì 28 giugno 2016

Sera d'estate, di Paolo Calabrò - «Piego di libri», 28 giugno 2016



Tutti sbagliamo. Tu hai sbagliato stasera. Tranquilla, nulla è senza rimedio. C’è tutto il tempo.

Rosita. Che nome del cazzo — pensi. — È italiana, e ha un nome spagnolo; che assomiglia a un diminutivo, ma non lo è. Si chiama proprio così: e, quando lo pronuncia, pare vantarsene; uno glielo chiede e lei lo dice, mentre — con lo sguardo, il movimento delle labbra, quella tendenza ad inclinarsi verso di te, avvicinando la testa — sembra volerti fare chissà quale sorpresa.

La odii. È normale. È lei che è odiosa. Non ha rispetto. Sei tu che l’hai portata lì, o no? E allora dovrebbe comportarsi meglio. Non dico di chiederti il permesso, questo no, mica siamo nell’Ottocento. Ma non dovrebbe esagerare.

Fa la smorfiosa con tutti, ride a ogni battuta: cazzo, ce ne sarà pure una che non fa ridere! Le avevo detto di venire a divertirsi con me, non di mettersi a dare spettacolo.

Se l’avessi saputo prima, l’avresti lasciata a casa. [Continua a leggere su «Piego di libri»]

martedì 11 dicembre 2012

F. Filia, La neve, ed. Fara, 2012


«In attesa che i conti tornino, moriremo, lo sai / aspettando la risacca del nuovo giorno saremo / condannati a raccattare un'ombra che custodisca / i nostri passi, dal rumore di serrande abbassate»

L'evento raro e suggestivo della neve a Napoli mostra le solite cose - luoghi, persone, situazioni - in una luce inedita, regalando a chi la guarda la speranza di una seconda vita, di una rigenerazione. Opera vincitrice del concorso FaraExcelsior 2012.

Francesco Filia vive e insegna a Napoli. Vincitore o finalista in diversi premi, ha pubblicato il poema in frammenti Il margine di una città (ed. Il laboratorio, 2008) e ha collaborato con varie riviste e antologie, stampate e online.



F. Filia, La neve, ed. Fara, 2012, pp. 54, euro 11.

(«Pagina3», 11 dicembre 2012)

martedì 10 maggio 2011

Alla festa


Entro con mio figlio in una di quelle ludoteche in cui va di moda dare feste per i bambini. Infatti è alla festa di un amichetto che lo sto accompagnando, anche se è un po’ tardi. Cioè, la festa è quasi finita. Colpa mia, in verità; ma posso poi davvero dire “colpa”? Fra le tante cose da fare può capitare di far tardi a una festa. Ma non è questo, no: non sono un ritardatario cronico, uno di quelli che non sanno organizzarsi la vita. È proprio il contrario: se vuoi avere tutto sotto controllo, se vuoi che tutto vada esattamente come dici tu, allora... allora le cose da fare sono tante. Ecco tutto. Niente sensi di colpa. Entriamo.
Gigi si lancia subito nell’area giochi, dove sono i compagni. Gigi è mio figlio.

mercoledì 2 marzo 2011

Sullo stesso piano


Il rosso della sigaretta accesa spicca nella penombra della stanza: sembra la scena di uno di quei film in bianco e nero di cui si colorano a posteriori singoli dettagli. Lui se la rigira tra le mani mentre le parla. Una frase uno sbuffo; due parole una boccata. Poi riprende.
«Vedi, a mio avviso tradire la moglie è un po’ come andare con dei bambini. Ci sono molte somiglianze. Ad esempio: nel tradimento l’adultera fa di tutto per farsi più giovane agli occhi dell’amante. Non solo vorrebbe mostrare dieci anni in meno, ma vorrebbe tornare all’adolescenza, forse a prima ancora. Quello che conta nel tradimento è la gioventù: lei vuol sembrargli giovane (e per questo si fa bella); lui vuol sentirsi giovane (e per questo sta con una donna nuova, in una situazione nuova, in cui può fare cose diverse dal solito). Ciò li fa regredire: lei torna ad essere la fanciulla bisognosa di conferme, timorosa

lunedì 17 gennaio 2011

Il peso dei ricordi


Sono portiere in un albergo a ore. Arrivai qui con mia moglie, trent’anni fa, senza né arte né parte. Eravamo giovani allora. Ne è passato del tempo.
In questo mestiere se ne vedono di tutti i colori. Non è un modo di dire: ne ho viste di gialle, di nere, di rosse, donne venute qui da ogni parte del mondo. Mai da sole. Non posso dire di aver visto tutto nella vita, certo che no. Ma ci manca poco.
Ho visto uomini entrare qui con una, due, tre donne al seguito. Ho visto uomini con uomini (e donne con donne). Coppie di ogni età, ogni razza, ogni aspetto. Poveri e ricchi. Ho visto donne entrare a braccetto con un uomo e andar via con un altro. Il marito e la moglie. Zio e nipotina. Anziani succubi delle loro lolite. Ragazzine

domenica 21 novembre 2010

Parole Parole


Senza parole – parte prima
Le tue braccia erano il mio luogo
il terreno dove il seme – che ero io
cresceva.
Poi via il fusto, le radici, il sole e dimmi
(è libera la foglia sopra un ramo?)
Ma tu non dirai niente. No. Non qui.
Passeggi ancora con le mani in tasca?
O finalmente dondoli le braccia
che non ti stringo più?
Libera avanzi, e il vento ti sospinge.