Le cose si toccano è un volumetto denso e prezioso per svariati motivi. Primo fra tutti, ci ricorda, con chiarezza e garbata insistenza, che un dialogo tra filosofia, religione e scienze moderne (ma dovremmo anche aggiungere letteratura, poesia, teologia, senza porre limiti alla convocazione delle discipline) è un kairòs, un'opportunità ineludibile del nostro tempo.
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martedì 25 settembre 2012
Gianni Vacchelli recensisce Le cose si toccano di Paolo Calabrò
Le cose si toccano è un volumetto denso e prezioso per svariati motivi. Primo fra tutti, ci ricorda, con chiarezza e garbata insistenza, che un dialogo tra filosofia, religione e scienze moderne (ma dovremmo anche aggiungere letteratura, poesia, teologia, senza porre limiti alla convocazione delle discipline) è un kairòs, un'opportunità ineludibile del nostro tempo.
martedì 3 aprile 2012
Paolo Calabrò a San Gimignano, 14 aprile 2012
In occasione del decennale del CISRECO (Centro Internazionale di Studi sul Religioso Contemporaneo), sarò a san Gimignano (SI) sabato 14 aprile 2012, ospite nell'ambito di una giornata dedicata a "Raimon Panikkar, filosofo del dialogo interculturale e interreligioso", nel corso della quale terrò un intervento dal titolo "Le cose fuori di sé. Dentro la metafisica relazionale di Raimon Panikkar", di cui riporto una sintesi:
La metafisica relazionale di Raimon Panikkar, centrale per la comprensione dell'opera del filosofo catalano ma poco approfondita nei suoi testi, soprattutto nelle sue più avanzate implicazioni, presenta suggestivi punti di contatto con la teoria medievale della “creatio continua”, a sua volta vicina a posizioni buddhiste tradizionali e scientifiche contemporanee. Da questi accostamenti emerge con rinnovata forza il convincimento ontologico fondamentale di Panikkar: la “cosa in sé” non esiste, perché le cose, a ben vedere, sono “fuori di sé”, nello spazio aperto delle relazioni reciproche.
Scarica il programma dell'evento, o visualizzalo sul sito dell'Associazione per lo Studio del Fenomeno Religioso.
Guarda le foto dell'evento
martedì 27 marzo 2012
martedì 17 gennaio 2012
P. Calabrò, Le cose si toccano. Recensione di Maria Roberta Cappellini
Compatibilità o incompatibilità? La vexata quaestio è d’antica memoria: che rapporto può esistere tra scienza e filosofia (teologia) dopo la drastica separazione cartesiana?
Il libro di Calabrò affronta la problematica tenendo come riferimento da un lato la fisica contemporanea dall’altro la filosofia panikkariana , per valutare la possibilità di” una concordia discors”, l’accordo tra i saperi, sulla base di una comune sensibilità. Compito non facile se si considera la sfida cosmoteandrica di Panikkar e la sua rilettura critica del mondo moderno, della scienza e teologia contemporanee, ossia di quella “monocultura occidentale totale ed onnicomprensiva”. Sfatando pregiudizi ed ideologie, la lucida analisi di Calabrò si prefigge di mostrare e non di “dimostrare”, ponendosi quindi su un piano dialogale e non dialettico, ad aprire un campo d’indagine da questo punto di vista ancora insondato, non esistendo grande letteratura a riguardo. In particolare uno dei meriti indiscutibili del testo
lunedì 9 gennaio 2012
«ReF» recensisce Le cose si toccano di Paolo Calabrò
Reggio Emilia, Diabasis, 2011, pp. 150, euro 15,00, ISBN 978-88-8103-753-7.
Le cose non si osservano soltanto, né si analizzano astrattamente. Come recita una felice espressione di Raimon Panikkar che dà il titolo al bel volume di Paolo Calabrò, le cose si toccano: esse non solo sfregano costantemente l’una contro l’altra costituendo la trama composita del reale, ma di più ci vengono incontro nell’esperienza, ci riguardano da vicino. Calabrò rilegge l’intreccio tra filosofia e scienze attraverso l’eccezionale concezione cosmoteandrica del filosofo indo-catalano Raimon Panikkar.
giovedì 5 gennaio 2012
Leonardo Caffo - Centro Doiè - intervista Paolo Calabrò su «Il Cambiamento»
Partiamo dal titolo del tuo ultimo libro “Le cose si toccano”. Che valore dai all’interdisciplinarità?
Innanzitutto grazie per questa intervista. Mi piacerebbe rispondere con Heisenberg: le intuizioni più importanti avvengono nei punti di intersezione fra discipline diverse. Al dialogo fra le culture, le tradizioni, i saperi in generale va dato il valore più alto possibile; ma mi spingerei a dire che tale dialogo è perfino necessario, oggi: oggi che, nel nostro mondo globalizzato, i problemi di uno sono i problemi di tutti. Nessuno può dichiararsi autosufficiente; nessuno può rivendicare il possesso di soluzioni valide ed efficaci per tutti. L’incontro con l’altro oggi non è più dunque soltanto benvenuto, ma indispensabile.
giovedì 22 dicembre 2011
giovedì 8 dicembre 2011
Il sapere della parola creativa. Recensione di Antonella Riem Natale a Le cose si toccano di Paolo Calabrò
Pubblicata in «Simplegadi», anno IX, n° 9, novembre 2011
Leggi la recensione in formato PDF
domenica 4 dicembre 2011
Le cose si toccano. Ciclo di Presentazioni del libro, 12-15 dicembre 2011
Paolo Calabrò
Le cose si toccano. Raimon Panikkar e le scienze moderne
Ed. Diabasis, 2011
Lunedì 12 dicembre 2011, ore 18
Bergamo, Fondazione Serughetti La Porta. Introducono Gianni Vacchelli (autore di Dagli abissi oscuri alla mirabile visione e Per un’alleanza delle religioni) e Fulvio Manara (Università di Begamo).
Martedì 13 dicembre 2011, ore 21
Sacile (PN), La Locanda di Bygio, ristorante e wine bar.
Giovedì 15 dicembre 2011, ore 10
Università degli Studi di Udine, Palazzo Antonini. Seminario dal titolo “La parola del filosofo e il termine dello scienziato. Riflessioni sul linguaggio a partire da Raimon Panikkar”. Introduce la Preside della Facoltà di Lingue e Letterature straniere, p.ssa Antonella Riem Natale.
venerdì 25 novembre 2011
Seminario su Filosofia e Fisica all'Università di Udine
Il giorno giovedì 15 dicembre 2011, alle ore 10,00, presso l'Università di Udine - Palazzo Antonini, Paolo Calabrò terrà un seminario dal titolo "La parola del filosofo e il termine dello scienziato. Riflessioni sul linguaggio a partire da Raimon Panikkar".
Scarica il programma dell'intero ciclo di seminari dal titolo "Parola creativa: traduzione, musica e poesia nelle letterature di lingua inglese".
sabato 29 ottobre 2011
Silvana Radoani su Le cose si toccano di Paolo Calabrò
di Silvana Radoani
È la prima volta che su questo blog segnalo un libro, ma mi preme sottolineare l'eccellente lavoro del dott. Paolo Calabrò su Panikkar e pertanto è un libro, perlopiù di filosofia-antropologia che consiglio a tutti.
venerdì 28 ottobre 2011
Stefano Santasilia recensisce Paolo Calabrò
«Le cose si toccano», questa la tesi, che è soprattutto posizione critica, dell’autore ma anche del pensiero di quel personaggio che è primo oggetto di tale testo: la riflessione di Raimon Panikkar riguardo ai fondamenti della scienza moderna. Come ravvisa Pietro Barcellona nell’introduzione, un atteggiamento critico, in questo caso, deve soprattutto essere vigile nei confronti delle definizioni perché esse non sono affatto neutrali: sono proprio le definizioni, nello specifico il senso simbolico che assumono i termini che le costituiscono, a determinare la direzione e lo svolgimento della cultura, quindi della vita umana (pp. 8-9). Eppure, proprio la genesi del senso dei termini, processo sempre relazionale, mostra l’infondabilità di qualunque pretesa di assoluta oggettività semantica e denotativa che possa avanzare la scienza.
L’indagine di Calabrò muove dal tentativo di verificare una possibile compatibilità tra le riflessioni elaborate da Panikkar riguardo il necessario accordo tra fisica e metafisica – tema di certo non nuovo nell’ambito della storia del pensiero ma sempre di estrema attualità – e le speculazioni di coloro che ai fondamenti filosofici della fisica hanno dedicato gran parte dei propri studi, come Heisenberg, Planck, Schrödinger, Bohr, Mach, Einstein et alii. Si tratta di una compatibilità più evidente di quanto ci si possa aspettare, soprattutto dinanzi ad una, troppo spesso scontata, considerazione del pensiero di Panikkar come di una proposta esotica e di “stampo orientaleggiante”. Si tratta di riconoscere, fondamentalmente, che la scienza non è l’unica autentica e corretta lettura del mondo, bensì «una prospettiva culturale al pari di ogni altra» (p. 13). Il libro si divide, come dichiarato nell’Introduzione, in due parti: la prima dedicata alla descrizione del pensiero metafisico di Panikkar, la seconda a mettere in evidenza la suddetta possibile compatibilità con le riflessioni contemporanee relative ai fondamenti delle scienze.
Calabrò ci guida, così, in maniera estremamente lineare e chiara, alla comprensione della proposta cosmoteandrica, che si delinea fondamentalmente come critica del monismo e del dualismo (le due posizioni tra le quali, a parere di Panikkar, si “dibatte” da sempre il pensiero occidentale). Il cosmoteandrico si delinea come il riconoscimento di una terna dimensionale (divino-umano-terrestre) (p. 19) all’interno della quale vige un correlativismo che si configura come fonte relazionale di ogni valore simbolico. Conseguenze di tale concezione sono la considerazione dell’impossibilità di una completa demitizzazione e la necessaria simbolicità del reale. In maniera acuta, Calabrò mostra come l’elaborazione di Panikkar, nella sua concezione dell’impossibilità di giungere alla completa fuoriuscita dal mito-guida, non sia tanto lontana dalla riflessione, nella scienza moderna, sulla necessità di una teoria-guida che orienta la stessa osservazione dei fenomeni (pp. 28-30). Tutto ciò implica, quindi, l’impossibilità di una lettura oggettiva di ciò che definiamo come “reale”, quindi il necessario riconoscimento della dimensione plurale della verità. Chiarito ciò, risulta possibile l’accostamento dei risultati del pensiero di Panikkar con le riflessioni di coloro che possiamo definire come i “protagonisti” del dibattito scientifico moderno, riguardo la questione della coestensività di pensiero ed essere (pp. 64-68), dell’universalità e della cosa in sé (pp. 69-79), dell’oggettività (pp. 80-97), della soggettività (pp. 98-105). Sicuramente, l’importanza di tale studio va riscontrata nel mettere in evidenza la necessità di non idolatrare (vedi il riferimento al “vitello d’oro”) la scienza, e il suo metodo, come se fosse l’unico foriero di verità. Di sicuro, si può discutere riguardo la proposta “teosofica” come momento collaborativo tra fede e scienza ma, senza alcun dubbio, il merito della proposta di Panikkar sta nel ricordare come oggettivo e soggettivo siano a tal punto coimplicati da riguardare qualsiasi possibile definizione che, come tale, rimane sempre simbolica o, in questo caso, cosmoteandrica.
Stefano Santasilia
martedì 18 ottobre 2011
Achille Rossi su Le cose si toccano
Nei mesi successivi alla morte di Panikkar sono usciti diversi saggi su questa atipica figura di pensatore, che hanno tentato di descriverne sia lo spessore umano che la trama concettuale. Quello di Paolo Calabrò Le cose si toccano (Edizioni Diabasis 2011) ha una originalità particolare, perché cerca di andare al cuore del pensiero di Panikkar, e di mostrare come esso sia non solo compatibile con le scienze moderne, ma possa addirittura fecondarle. Obiettivo ambizioso perché richiede una bella padronanza della sintesi panikkariana e una frequentazione intellettuale del mondo scientifico, due qualità non facili da acquisire per un ricercatore giovane come Paolo Calabrò. Lo ricordo, ancora laureando, discutere animatamente con Panikkar nella piazza della nostra città dopo il convegno su “Pensare la scienza” nel settembre 2003. Il dialogo intellettuale con Panikkar è proseguito intenso nell’arco di quasi un decennio e ha prodotto un testo significativo, che si fa apprezzare per la chiarezza dell’esposizione e per l’abbondanza dei riferimenti bibliografici e delle note esplicative.
giovedì 29 settembre 2011
Intervista a Paolo Calabrò del Centro Interculturale Raimon Panikkar Italia
Nel saggio, Le cose si toccano, Paolo Calabrò affronta un tema specifico del pensiero del filosofo e teologo Raimon Panikkar, quello riguardante i rapporti tra scienza e teologia. «A causa di un vuoto filosofico e teologico, la scienza si è trovata a rappresentare, per l’uomo occidentale, l’orizzonte dei suoi desideri cosmologici», senza però riuscire a realizzarli. Le parole si sono trasformate in termini, l’esperienza ha ceduto il passo all’esperimento; l’universalizzazione della tecnologia ha portato ad una occidentalizzazione del mondo che ha sepolto numerose tradizioni. Lungi dal criticare la scienza in quanto tale, Panikkar propone di rivedere il metodo scientifico, costruito essenzialmente sulla base della logica formale occidentale, fondata sul principio di non contraddizione e del terzo escluso, al fine di renderlo compatibile con una teologia che a sua volta si sia svestita di assolutezza. La teofisica, come lui la definisce, ci rivela che la realtà è ontonomica - tutto vi trova posto armoniosamente all’interno - e che la conoscenza non può fare a meno dell’amore se vuole raggiungere il proprio oggetto di studio.Intervista a Paolo Calabrò
Le cose si toccano, un saggio sui rapporti tra la filosofia di Raimon Panikkar e la scienza moderna. Una tematica specifica affrontata in maniera documentata e approfondita. Com’è nata l’idea per questo libro?
Innanzitutto grazie per questa intervista. Il libro ha origini molto umili: ho cominciato ad approfondire la metafisica di Raimon Panikkar perché non riuscivo a capirla; la relazionalità radicale è qualcosa di eternamente sfuggente per chi è abituato alle ontologie classiche (monismo e dualismo). Più andavo avanti, più mi sembrava strana, avevo la sensazione che qualcosa rimanesse nell’ombra. A un certo punto, finalmente, mi parve tutto chiaro, e pensai: bene, questa metafisica funziona; purtroppo, però, non è compatibile con la scienza moderna. Allora iniziai ad approfondire il pensiero delle scienze moderne, in particolare la fisica, rendendomi conto che mi sbagliavo, e che Panikkar aveva ragione: cosmoteandrismo e scienze moderne non solo sono compatibili, ma mostrano anche una sorprendente affinità.
martedì 20 settembre 2011
La scienza... come un cancro. Intervista a Paolo Calabrò
di Gloria Germani
Paolo Calabrò, già redattore del Centro Interculturale Raimon Panikkar, ci ha regalato un saggio molto importante, anzi necessario, su uno dei nodi centrali del nostro presente: la scienza (Paolo Calabrò, Le cose si toccano. Raimon Panikkar e le scienze moderne, Diabasis, 2011). Fine conoscitore della sterminata opera di Panikkar, Calabrò spazia tra gli articoli, i saggi, i libri del filosofo indo-catalano che ha dedicato la sua vita all’incontro tra saperi e culture diverse, e riesce a darci un quadro molto esauriente della filosofia di Panikkar e del suo centrale rapporto con la scienza. L’immagine del mondo che esce dalla filosofia di Panikkar – ben lungi dall’assomigliare ad un vago eclettismo tra pensiero orientale e teologia cristiana, di cui talvolta è stata tacciata - rivela le sue notevolissime convergenze con le scoperte della fisica post quantistica. Tale significativa confluenza è sottolineata attraverso citazioni puntuali di Panikkar da un lato e, dall’altro, di autori imprescindibili come Einstein, Bohr, Heisenberg, Planck, Mach. Il contributo fondamentale del saggio di Calabrò consiste nel dimostrare che la fede nella“ oggettività e l’universalità della scienza.... si radicano in una visione scientifica prequantistica che la fisica ha già da tempo superato, ma alla quale la percezione comune è rimasta ancorata”. Si tratta di un risultato fondamentale non solo a livello di culturale, ma anche per il nostro vivere quotidiano; infatti in esso sono contenute le premesse di quella rivoluzione culturale di cui – come ha sostenuto tra gli altri Fritjof Capra - oggi abbiamo disperatamente bisogno. Rivolgiamo a Paolo Calabrò alcune domande per approfondire meglio il tema e le sue implicazioni.
Cosa significa l’esortazione di Panikkar che dobbiamo “emanciparci dalla scienza”( che dà anche il titolo ad un suo saggio)?
Innanzitutto grazie per questa intervista. “Emanciparsi dalla scienza” significa essenzialmente liberarsi dall’idea (falsa) che la scienza sia qualcosa senza cui non possiamo vivere. Vuol dire anche liberarsi dal dominio della “macchina di secondo grado” (quella industriale), che impone all’uomo il suo ritmo accelerato e le sue esigenze, soffocandone la libertà (non si può smettere di fare manutenzione a un impianto nucleare, Fukushima insegna). Emanciparsi dalla tecnologia si può. E, secondo Panikkar, si dovrebbe.
lunedì 1 agosto 2011
Dove le cose si toccano
di Elena Maffeis, giugno 2011
Nell’incipit del suo ultimo saggio, Le cose si toccano. Raimon Panikkar e le scienze moderne, (Edizioni Diabasis, Reggio Emilia 2011, pp. 150, euro 15,00), Paolo Calabrò ricorda grato una passeggiata compiuta sottobraccio al Filosofo per le vie di Città di Castello, una decina di anni fa. In quell’occasione conobbi entrambi, visto che ero a mia volta all’altro braccio di Panikkar. Nonostante quell’incontro cadesse a conclusione di un impegnativo convegno, il nostro Ospite manifestava ancora energia, disponibilità ed entusiasmo nel rispondere ai nostri interrogativi; perché, come ci disse sorridendo, “ci si può negare a molte persone, ma mai ai giovani che portano domande!”.
Questo era Raimon Panikkar. Questo era
martedì 31 maggio 2011
Conversazione con Paolo Calabrò su «Flanerì», di Matteo Chiavarone
di Matteo Chiavarone
Intervistiamo Paolo Calabrò, amico di Flanerí e autore di Le cose si toccano – Raimon Panikkar e le scienze moderne (Diabasis, 2011).
Ciao Paolo, grazie dell’intervista. Ci puoi spiegare l’idea del libro?
Grazie a voi di Flanerì. Il libro nasce da un triplice intento. Primo, dal desiderio di approfondire la metafisica panikkariana, radicalmente nuova all’interno dell’orizzonte della filosofia occidentale, in particolare la sua recisa affermazione per la quale “la cosa in sé non esiste”. Secondo, dall’esigenza di individuare l’esistenza di una compatibilità tra la metafisica di Panikkar e le scienze moderne (in particolare la “nuova fisica”, la meccanica quantistica); compatibilità che Panikkar annuncia in tutte le sue opere, ma non illustra. Terzo, dal bisogno di mostrare le ripercussioni della cosiddetta “narrazione scientifica del mondo” sulla vita quotidiana dell’uomo moderno, che la riflessione di Panikkar aiuta a svelare in maniera adamantina.
lunedì 16 maggio 2011
Le cose si toccano. Recensione di Gabriele Capone su «Nova Tempora»
di Gabriele Capone
Paolo Calabrò è un mio amico. Con lui ho condiviso questi anni del mio lavoro a Sant’Antimo, che lui, sempre, ha seguito; spesso condiviso, a volte completamente abbracciato. Mi ha restituito momenti di riflessioni, scambi onesti di opinioni - le sue sempre un po’ sopra le righe, quasi a sfiorare la provocazione per fa si che meglio il suo pensiero fosse compreso e compresso nell’alveo -, ma soprattutto mi ha regalato prima una grande curiosità e poi un grande rispetto nella figura di Raimon Panikkar. Confesso, sulle prime mi incuriosivano e affascinavano quelle due k; mi evocavano conoscenza e saggezza: e come spesso accade,
Le cose si toccano recensito su «Mangialibri»
di Leonardo Caffo
La realtà è certamente intrecciata in un’intricatissima trama grazie, ma non solo, all'intreccio di differenti culture e storie. Per il noto filosofo indo-catalano Raimon Panikkar, il pluralismo è l’unico modo per comprendere questa realtà consistendo in una rinuncia a credere di possedere la verità ultima delle cose, smettendo di imporre un’opinione assoluta; in questa prospettiva l’incontro con l’altro e le esperienze emotive tendono a realizzare quella che Panikkar definisce comunione: “una forma dello stare insieme in cui non sussiste una valutazione di convenienza, ma un rapporto relazionale, un legame affettivo, restituendo alla relazionalità il carattere della condivisione di esperienze”. Il pensiero di Panikkar rappresenta un anello di congiunzione tra
martedì 19 aprile 2011
Scienza e Filosofia, Oriente e Occidente
del Prof. DAMIANO MAZZOTTI
“Le cose si toccano” è un libro molto snello e agile che analizza e sintetizza il pensiero filosofico di Raimon Panikkar, una grande personalità cattolica molto atipica
Paolo Calabrò è l’autore di questo saggio che riconsidera le prospettive scientifiche di Raimon Panikkar, un autore irregolare, eclettico e polivalente morto nel 2010, i cui grandi contributi dati al dialogo interculturale e interreligioso rappresentano soltanto le idee più appetibili ai precedenti spiriti dei tempi (il padre dello studioso cattolico spagnolo era induista).
Qui, le tematiche prese in esame dall’autore riguardano il pluralismo, la Teofisica, l’oggettività, la soggettività, ecc. In estrema sintesi, il nocciolo del pensiero di Panikkar stabilisce la connessione tra
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