Tutti sbagliamo. Tu hai sbagliato stasera. Tranquilla, nulla è senza rimedio. C’è tutto il tempo.
Rosita. Che nome del cazzo — pensi. — È italiana, e ha un nome spagnolo; che assomiglia a un diminutivo, ma non lo è. Si chiama proprio così: e, quando lo pronuncia, pare vantarsene; uno glielo chiede e lei lo dice, mentre — con lo sguardo, il movimento delle labbra, quella tendenza ad inclinarsi verso di te, avvicinando la testa — sembra volerti fare chissà quale sorpresa.
La odii. È normale. È lei che è odiosa. Non ha rispetto. Sei tu che l’hai portata lì, o no? E allora dovrebbe comportarsi meglio. Non dico di chiederti il permesso, questo no, mica siamo nell’Ottocento. Ma non dovrebbe esagerare.
Fa la smorfiosa con tutti, ride a ogni battuta: cazzo, ce ne sarà pure una che non fa ridere! Le avevo detto di venire a divertirsi con me, non di mettersi a dare spettacolo.
Se l’avessi saputo prima, l’avresti lasciata a casa. [Continua a leggere su «Piego di libri»]
