martedì 26 gennaio 2016

R. Gandus, La sarta, ed. Frilli, 2015

Gemma, la sarta, sta lavorando alla sua Singer, come sempre, quando il campanello di casa squilla. poi di nuovo. Il tempo di andare alla porta, e accade il peggio. A chi ha aperto? Lo conosceva? E perché prendersela proprio con lei? Il commissario Mercatalli («cinquant’anni suonati, il naso schiacciato dalle tante botte date e prese») non ci vede chiaro: e, si sa, quando le cose paiono troppo insensate, finiscono per avercelo un senso, eccome. Anche se qui sembrerebbe essercene più d’uno…
Giallo torinese, questo La sarta di Roberto Gandus - architetto, pittore e autore di testi per il cinema e la TV - che intreccia la Storia del secolo scorso alla cronaca di un fatto realmente accaduto. Ambientato alla fine del ’42, mette in scena fra l’altro la tragedia tutta italiana del rapporto tra fascismo ed ebraismo durante la guerra. Interessante anche l’uso della cultura popolare - tra dialetto, gergo, antichi detti locali - che aggiunge un ulteriore tocco di colore e di verosimiglianza.


R. Gandus, La sarta, ed. Frilli, 2015.

(«Pagina3», 28 gennaio 2016)

Paolo Calabrò

Filosofia e Noir

Madrelingua napoletano, vive a Caserta, dedicandosi alla famiglia, alla filosofia e, ovviamente, al noir. Gestisce il sito ufficiale di Maurice Bellet in italiano