giovedì 6 novembre 2014

J.C. Larchet, Terapia delle malattie spirituali, ed. San Paolo, 2014

“Gesù Cristo il Salvatore”: così il Figlio di Dio viene descritto nel Vangelo, come colui che viene a portare all’uomo la salvezza. Ora, mentre in Occidente questa salvezza è stata intesa soprattutto in termini giuridici (come riscatto per la colpa originaria), la Chiesa d’Oriente l’ha interpretata principalmente in termini di salute (è noto che in latino le due parole sono strettamente apparentate). Niente di scandaloso fin qui: si tratta di due immagini che trovano entrambe il loro fondamento nella lettera e nel senso della Scrittura (tuttavia, per inciso, basterebbe questa osservazione a ribadire a tutti coloro che ancora oggi parlano di “autosufficienza” della loro religione, la fecondità - se non addirittura la necessità - del dialogo interreligioso). Tuttavia l’idea del Cristo terapeuta è così tanto affermata in Oriente (unitamente all’idea di un’umanità malata) da richiedere - in questo nostro tempo ecumenico - almeno una riscoperta della nuova prospettiva, nella quale inquadrare in modo nuovo le domande: la salvezza dell’uomo riguarda il futuro post mortem, o questo mondo e questa vita? Cosa ha a che fare la salute spirituale con la vocazione personale? L’ascesi è una pratica riservata a un ristretto cerchio di eremiti, o una prassi cristiana obliata ma ancora in grado di recare a tutti una vita felice?
È raro trovare un autore erudito che sia al contempo capace di parlare di argomenti così specialistici in maniera tanto coinvolgente: se da un lato il suo “segreto” può essere intravisto nel fatto che il senso della vita riguarda effettivamente tutti (e non solo gli studiosi o i monaci, né solo i cristiani), dall’altro è indubitabile che Larchet possegga il prezioso dono di rendere accessibili le realtà più impalpabili. Il volume, ponderoso - ma ciò non spaventi: la trattazione tocca i problemi così tanto da vicino da creare nel lettore un interesse immediato - e basato su una solida bibliografia, soprattutto classica, è rivolto all’uomo contemporaneo e al suo essere-nel-mondo: se di salvezza si vuol parlare, bisogna farlo qui ed ora. Vivere bene significa mettere a frutto nel migliore dei modi tutto ciò che si è; ma per farlo bisogna star bene in salute: stavolta non lo dice la medicina, né la psicanalisi, ma la religione. Uno studio importante ancor prima che bello, offerto qui in un’ottima edizione San Paolo rilegata a filo, nella collana “Spiritualità”.


J.C. Larchet, Terapia delle malattie spirituali. Un’introduzione alla tradizione ascetica della Chiesa ortodossa, ed. San Paolo, 2014 (III ed.), pp. 814, euro 46.

(«Pagina3», 21 novembre 2014; «Mangialibri», 6 novembre 2014; «l'Altrapagina», dicembre 2014)

Paolo Calabrò

Filosofia e Noir

Madrelingua napoletano, vive a Caserta, dedicandosi alla famiglia, alla filosofia e, ovviamente, al noir. Gestisce il sito ufficiale di Maurice Bellet in italiano